25 febbraio 2020

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15.01.2020

Oto e Weithaas, suoni eleganti La formazione è quella vincente

Antje Weithaas, violinista e anche direttrice dell’Orchestra. COLORFOTOLa Oto nella poco usuale disposizione alla tedesca e, come vuole la prassi barocca, rigorosamente in piedi
Antje Weithaas, violinista e anche direttrice dell’Orchestra. COLORFOTOLa Oto nella poco usuale disposizione alla tedesca e, come vuole la prassi barocca, rigorosamente in piedi

Dopo lo spumeggiante concerto di San Silvestro la Oto si ritrova al Comunale per un altro concerto carico di verve, brillantezza e smalto. Sul podio non c’è il direttore principale Alexander Lonquich, ma un altro ambasciatore di quella bella Germania ricca di talenti, disciplina, e considerazione per la musica “colta”. Antje Weithaas è nata nel 1966 a Potsdam e suona il violino dall’età di 4 anni. Il suo palmarès registra tre premi prestigiosi conquistati assai giovane che decretano la levatura dell’interprete: il Concorso violinistico internazionale Kreisler di Graz, nel 1987, il Bach di Lipsia, nel 1988 e l’Hannover, nel 1991. La violinista tedesca affianca all’attività solistica anche quella direttoriale e in duplice veste si è fatta apprezzare a Vicenza. Sul palco del Comunale di Viale Mazzini, molti erano gli spettatori, anche se non si è registrato un ‘tutto esaurito’ e la bella musica ha raccontato di una collaborazione fra i giovani strumentisti e la bravura di questa solista che con gran carattere e molta eleganza ha voluto far suonare le parti interessate in piedi, come vuole la formazione nella prassi barocca. In una disposizione definita “alla tedesca” e che vuole in organico i primi e i secondi violini essere di fronte, i contrabbassi dietro ai violini, le viole accanto ai violini e i violoncelli al centro. Non solo esteticamente belli a vedersi, ma capaci di generare anche suoni differenti da una fruizione “classica” in una orchestra disposta “all’americana”. I suoni che fin dall’inizio hanno parlato di vivacità, gioia, luminosità, con una Oto duttile, calibrata nei piani sonori e carica di slancio, sono stati quelli della Suite da concerto Pulcinella di Igor Stravinski. Sono gli anni delle prime decadi del Novecento, del miracolo di Dagilev e dei Ballets Russes, la Compagnia di balletto francese che farà la storia della danza del nuovo Secolo e proprio il coreografo russo Dagilev propone a Stravinskij un nuovo Balletto che abbia per protagonista la maschera della Commedia dell’Arte italiana: Pulcinella. Nasce il primo dei lavori del periodo neoclassico del compositore russo capace di racchiudere una esplosione di colore mediterraneo e di timbri luminosi. Ispirandosi a composizioni poco note di Pergolesi e di autori misconosciuti di area partenopea (partiture rinvenute nel Conservatorio napoletano da Djagilev) Stravinskij crea una Suite da concerto, Pulcinella, che è un inno alla danza e alla gioia e che la Oto grazie alla effervescenza anche direttoriale di Antje Weithaas ha caricato di allegria burlesca. Uno slancio impresso anche nell’interpretazione di un altro lavoro sinfonico, legato al periodo giovanile di Franz Schubert, la Seconda Sinfonia in si bemolle maggiore D.125 ascoltata nella seconda parte della serata e risolta con speditezza e trascinante vis ritmica. Pagina preceduta da una interpretazione magistrale solistica della Weithaas nel Quinto Concerto per violino e orchestra in la maggiore K.219 di Mozart. La violinista, adamantina e impeccabile è stata superlativa, ma nella sua forza, anche l’intelligente musicalità di non sovrastare l’eloquio orchestrale. Moltissimi i plausi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eva Purelli
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