18 settembre 2019

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05.08.2019

Orfeo, finale dionisiaco perchè è quello originale

Il Maestro Fischer al Festival di Budapest con la sua orchestra: sarà all’Olimpico in ottobre Forte è il legame che Ivan Fischer ha stretto con Vicenza grazie alla Società del Quartetto
Il Maestro Fischer al Festival di Budapest con la sua orchestra: sarà all’Olimpico in ottobre Forte è il legame che Ivan Fischer ha stretto con Vicenza grazie alla Società del Quartetto

«C’è un tratto che accomuna l’Olimpico di Palladio e l’Orfeo di Monteverdi: entrambi cercano di ricreare il teatro antico». Sostenuto anche da questa considerazione, il direttore d’orchestra ungherese Ivan Fischer, alla guida della Budapest Festival Orchestra, ha deciso di proporre La favola d’Orfeo di Claudio Monteverdi, su libretto di Alessandro Striggio, nella seconda edizione del Vicenza Opera Festival, organizzato dalla Società del Quartetto. Tre le rappresentazioni in calendario il 21, 23 e 24 ottobre all’Olimpico. In realtà nel teatro di Palladio e Scamozzi andrà quasi in scena una “seconda” prima del lavoro che debuttò a Mantova il 24 febbraio 1607. Perché il direttore ungherese, classe 1951, ha voluto ridare un finale tragico all’opera. Nella versione originaria del libretto Orfeo viene ucciso dalle Baccanti, seguaci di Dioniso. Nel 1609 però Monteverdi stampò la partitura con un lieto fine: Orfeo viene portato in cielo da Apollo. Maestro Fischer, perché un finale dionisiaco al posto del finale apollineo? Il finale dionisiaco è il finale originale della leggenda di Orfeo. Il finale apollineo è un compromesso a favore del gusto dell’aristocrazia mantovana. Tra il 1607 e il 1609 qualcosa andò storto. Monteverdi accettò di cambiare la concezione originaria. Ma tutte le fonti antiche della leggenda terminano con una tragedia: Orfeo viene ucciso perché rinuncia alle donne. Potrebbe essere accusato di aver alterato un capolavoro. Cosa risponde? Che Monteverdi stesso arrivò a un compromesso cambiando il finale. Il finale originario è preservato nel libretto di Striggio. Il pubblico aveva quel libretto in mano durante la prima dell’Orfeo, per questa ragione presumo che quella sia stata la prima versione allestita dell’opera. Non ho fatto altro che restaurare la concezione originaria. Lei ha composto il finale dionisiaco de La favola di Orfeo. Ha rispettato lo stile di Monteverdi o ha messo qualcosa di personale nella sua musica? La musica è sempre personale, ma la mia ambizione in questo caso era di continuare l’opera di Monteverdi seguendo in tutto e per tutto il suo stile. Forse qualche esperto tra il pubblico noterà dove finisce la sua musica e dove comincia la mia, ma l’esperienza dovrebbe essere quella di un proseguimento organico. Qual è la sua opinione su Orfeo? Quando Plutone intima a Orfeo di non guardare Euridice mentre esce dall’Ade, lo sta mettendo alla prova per capire se sia un uomo di virtù o un uomo di passione. Orfeo è guidato dalle sue emozioni e dalla sua immaginazione. Non è un eroe. Per me è piuttosto il prototipo dell’artista. Plutone dimostra che Orfeo in realtà non ama l’Euridice in carne e ossa, ma è schiavo delle sue emozioni. Perché non ama Euridice? Perché ha di lei un’immagine non realistica: proietta in lei la perfezione. In realtà sappiamo molto poco del personaggio Euridice, dato che ci appare solo attraverso gli occhi del suo innamorato. Dopo averla persa, Orfeo continua a considerarla perfetta nel ricordo. La baccante infuriata uccide un uomo che ha perso interesse per le donne, perché si lamenta continuamente di non avere più la donna perfetta. Suonerete nel rispetto della prassi filologica, usando strumenti antichi? La Budapest Festival Orchestra è un ensemble di musicisti unico, perché include un gruppo specializzato in musica antica. Essi suonano regolarmente su strumenti del periodo. Integrata da alcuni musicisti ospiti, la BFO si trasformerà in un autentico ensemble di musica antica per le rappresentazioni de La favola di Orfeo. È vero che impegnerete anche dei danzatori? Sì, perché l’Orfeo di Monteverdi è ricco di musica da ballo. È la prima volta che dirige quest’opera? La musica di Monteverdi non ha bisogno di essere “diretta”. Può funzionare bene anche se è concertata da uno strumentista, di solito uno del basso continuo. La mia prima esperienza con questo capolavoro fu in qualità di assistente di Nikolaus Harnoncourt (pioniere della prassi esecutiva storica, ndr) a Zurigo negli anni Settanta. Suonai vari strumenti del continuo e preparai i cantanti. Le fu utile l’esperienza con Harnoncourt? Grazie a lui ho compreso la magia di Monteverdi, anche se ricordo di essere stato uno studente piuttosto intransigente nei suoi confronti. Lo consideravo troppo liberale. Invecchiando, ho capito che era un genio, in grado di combinare autenticità e creatività al massimo livello. Il programma del concerto lirico – sinfonico del 22 ottobre è collegato a La favola di Orfeo? No. Riguarda un segmento diverso della nostra cultura europea. Interpreteremo Haydn (la sinfonia n. 88), Händel (alcune arie da Ariodante, Lotario, Orlando e da Il trionfo del tempo e del disinganno) e Mozart (la sinfonia n. 41 Jupiter). Perché avete programmato anche 3 concerti da camera all’ospedale San Bortolo, al liceo Pigafetta e all’Istituto Trento? Perché, gradualmente, vogliamo fare di questo evento un festival vero e proprio che offra la musica anche a chi non può venire al teatro Olimpico.

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