09 dicembre 2019

Spettacoli

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23.10.2019

ORFEO arcaico e potente La versione di Fischer lascia il segno in Olimpico

La trasformazione di Bacco in Satiro con inseguimento delle ambite fanciulle FOTOSERVIZIO F. DALLA POZZALa scenografia di Tocchio raggiunge il top con la parte degli inferiMaria Gabriella di Savoia al teatro Olimpico per la prima dell’OrfeoOrfeo con le sembianze di Cristo  nella regia di Ivan Fischer
La trasformazione di Bacco in Satiro con inseguimento delle ambite fanciulle FOTOSERVIZIO F. DALLA POZZALa scenografia di Tocchio raggiunge il top con la parte degli inferiMaria Gabriella di Savoia al teatro Olimpico per la prima dell’OrfeoOrfeo con le sembianze di Cristo nella regia di Ivan Fischer

Filippo Lovato VICENZA Forse bisogna partire dalla fine per comprendere l’Orfeo di Monteverdi secondo Iván Fischer, proposto al teatro Olimpico lunedì, nel primo appuntamento del Vicenza Opera Festival organizzato dalla Società del Quartetto. Il direttore ungherese, anche regista dello spettacolo, ha voluto ripristinare il finale dionisiaco originale nel quale il cantore di Tracia viene ucciso dalle Baccanti. La musica composta da Fischer per l’ultima scena ha un che di arcaico e potente, tutta ritmo, sostenuta da un caleidoscopio di percussioni. Ricorda le antiche follie. Ma in questi dieci minuti succede di tutto: le baccanti strillano Evoè e danzano in preda all’estasi. Bacco si muta in satiro (con tanto di priapesco fallo dorato) e le rincorre, poi si mette in posa come la Venere di Botticelli su di una conchiglia, e poi torna sé stesso. Lo smembramento di Orfeo viene evocato attraverso la distruzione della sua lira. L’anfora del vino si impone come simbolo conclusivo: Dioniso batte Apollo, la sfrenatezza surclassa la misura. Ma arriva un ammonimento, nella forma di un richiamo all’introduzione coi fiati del terzo atto, che definisce l’ambito timbrico dell’Ade. L’Orfeo dionisiaco del direttore ungherese si carica di spessore sonoro (in continuità con l’allora inaudita ricchezza timbrica dell’orchestra prevista da Monteverdi) all’insegna di una marcata espressività. Già toccata iniziale è irriconoscibile: niente timpani e ottoni che stagliano la fanfara dei Gonzaga, presso i quali ebbero luogo le prime rappresentazioni dell’opera. Fischer parte in piano, sostituisce i timpani con un gruppo di percussioni tra cui sonagli e tamburelli, e affida il tema prima al flauto dolce da solo, poi ai cornetti in un crescendo dinamico. La toccata, che era la sigla dei duchi di Mantova, diventa ouverture e insinua sonorità che saranno riprese alla fine, nel rinnovato atto quinto. Compagnia di canto stupenda con un magnifico Valerio Contaldo a impersonare Orfeo: voce bellissima, brunita, limpida; dizione impeccabile. Bravissima anche Luciana Mancini, la messaggera. Però i due talvolta caricano la recitazione oltre modo. Di livello l’Euridice di Emőke Baráth che, simbolicamente, impersona anche la Musica. A corona le voci del sopranista Michał Czerniawski (pastore e la Speranza), dei tenori Cyril Auvity e Francisco Fernández-Rueda (pastori e spiriti), del basso Peter Harvey (un pastore e Plutone), del soprano Núria Rial, una Proserpina sensuale, e del basso Antonio Abete, un Caronte credibilmente arcigno. Perfetti anche i coristi della Iván Fischer Opera Company, in buca assieme all’orchestra. Fischer ha diretto seduto all’organo la Budapest Festival Orchestra in versione ensemble barocco, giocando sulle escursioni dinamiche, attento anche a cesellare con grazia i passaggi più lirici. Ben integrati nello spettacolo anche i 13 ballerini che hanno seguito le coreografie di Sigrid T’Hooft. Costumi di Anna Biagiotti evocativi dell’antichità: tunichette drappeggiate per i pastori, una lunga tunica per Orfeo. Belle le vesti degli dei dell’Ade. La scenografia di Andrea Tocchio, valorizzata anche dalle luci di Tamás Bányai, è semplice ed efficace. Splendida la parte degli inferi con la superficie specchiante sul palco e una navicella di resina, che pare di cristallo, a scivolare senza attrito nel suo andirivieni verso gli inferi. Un pubblico delle grandi occasioni ha tributato calorosissimi applausi a tutti gli artisti coinvolti. Si replica questa sera e domani sempre al teatro Olimpico con inizio alle 19.30. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Filippo Lovato
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