07 luglio 2020

Spettacoli

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05.02.2020

Nelle mani di Lonquich è un Brahms all’italiana

Il pianista Vincenzo Maltempo ospite al TcVi della OTO diretta da Alexander Lonquich COLORFOTOLonquich dirige la OTO in una serata a tutto Brahms F. DALLA POZZA
Il pianista Vincenzo Maltempo ospite al TcVi della OTO diretta da Alexander Lonquich COLORFOTOLonquich dirige la OTO in una serata a tutto Brahms F. DALLA POZZA

Filippo Lovato VICENZA Si può ben dirlo: ad Alexander Lonquich piace Brahms. Il direttore artistico e principale dell’Orchestra del Teatro Olimpico ha proposto per due febbraio di fila in abbinata un concerto e una sinfonia del compositore tedesco. Nel 2019 si sono ascoltate la sinfonia n 2 e il concerto per violino e violoncello, lunedì 3 al Comunale di Vicenza, sempre alla guida dell’OTO, Lonquich ha diretto il concerto per pianoforte n. 2 , con solista Vicenzo Maltempo, e la sinfonia n. 3. Si può auspicare che i prossimi anni vedano l’esecuzione delle due sinfonie mancanti (la n. 1 e la n. 4) accanto ai due concerti mancanti (il primo per pianoforte e quello per violino) Brahms deve essere un interessante oggetto d’indagine per la sensibilità artistica del direttore di Trier. Tanto Lonquich appare cristallino, agile ed elegante nelle sue interpretazioni, quanto scure e pensose risultano le opere per orchestra del tedesco. C’è chi le ha paragonate a fitte foreste, ricordando la predilezione del compositore per i timbri cupi, le atmosfere brumose, e un’orchestrazione in cui prevale la densità di suono. Di primo acchito i due parrebbero avere poco da spartire. E invece no. Il Brahms di Lonquich, quando è bene a fuoco, funziona proprio perché il direttore non asseconda l’intensità romantica della sua musica, ma ne esalta la sapienza costruttiva, promuovendo un fraseggio più snello e trasparente che svela il disegno in filigrana. Curiosamente letture del genere rivelano tratti comuni più alla tradizione interpretativa brahmsiana del paese d’adozione di Lonquich, l’Italia, che non al lascito del suo paese natale, la Germania. Nel concerto al Comunale è stata la sinfonia n. 3 che ha evidenziato meglio la personalità artistica del direttore. L’opera, per la sua efficace compattezza, si prestava al meglio. Il celebre Poco allegretto, il terzo e il più famoso dei tempi della sinfonia, è stato reso con grazia e slancio, senza sovraccarichi di pathos, seguito da un finale energico e nervoso. Nel primo tempo invece, l’Allegro con brio, il direttore ha giocato sulla caratterizzazione dei temi per contrasto, scolpendo il primo motto di tre note e ammorbidendo l’andamento nel prosieguo. Incantevole l’Andante, modellato con grande sensibilità. Nel complesso convincente la prova dell’orchestra, in particolare quella dei fiati: la OTO ha saputo ben assecondare i desiderata del direttore. Dell’ampio concerto per pianoforte si è ascoltata una lettura, seppur coerente, meno personale. Vincenzo Maltempo, al netto di alcune imprecisioni nel primo tempo, non ha solo dato un saggio di tecnica, ma ha messo in luce anche i momenti di ispirato lirismo della partitura. Lo si ricorderà in particolare per quei limpidi passaggi al centro dell’Andante, mentre l’orchestra pareva sospesa in una stasi incantata. Certo i primi due tempi si sono stagliati energici e vigorosi, con affondi netti della OTO, pur non esente da qualche asprezza. E qui Maltempo ha scalato i granitici accordi con pari energia, ma ha saputo anche variare il tocco nel finale correndo sulla tastiera con accattivante leggerezza. Di livello la nitida perorazione al violoncello di Jacopo Di Tonno nell’Andante. Tripudio d’applausi dal numeroso pubblico per orchestra e solista. Maltempo ha concesso per bis la sesta Soirée de Vienne di Liszt. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Filippo Lovato
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