07 luglio 2020

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12.02.2020

Nelle mani di ELIO l’Opera da tre soldi vale tanta attualità

Stefano Belisari, in arte Elio, durante la splendida serata al Teatro comunale Città di VicenzaElio va alla grande con Brecht “scortato” dai Fiati Associati COLORFOTO
Stefano Belisari, in arte Elio, durante la splendida serata al Teatro comunale Città di VicenzaElio va alla grande con Brecht “scortato” dai Fiati Associati COLORFOTO

Eva Purelli VICENZA Il “Signor sopracciglie” più famoso d’Italia ritorna a Vicenza per la Società del Quartetto ed è il protagonista applauditissimo, in una serata assieme ad un quintetto di fiati di illustri prime parti delle orchestre più titolate italiane e estere. Parliamo di Stefano Belisari, meglio conosciuto come Elio, fondatore delle “Storie Tese”. La band geniale ed irriverente nata negli anni Ottanta che è riuscita ad imporsi con un mix di ironia, dissacrazione, ma anche perizia strumentale e tecnica. Dietro la facciata infatti di gigionesca baldanza stavano, (la banda ormai è sciolta da circa due anni) un gruppo di amici musicisti che sembravano lasciare tutto alla facile improvvisazione ma che erano radicati in un terreno solido di conoscenza musicale. Come “Mister Elio”, artista fra i più eclettici del mondo dello spettacolo italiano, diplomatosi in flauto al Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Cantante, attore, showman, è stato al TcVi nella messa in scena dell’opera teatrale più famosa e rappresentata di Bertol Brecht: l’Opera da tre soldi, della vincente coppia Weill/Brecht. Cantante e voce narrante di questo lavoro che debuttò a Berlino nel 1928, Elio venne scelto nel 2000 per la prima volta da Luciano Berio, quando era presidente di Santa Cecilia. «Non so - ci dice Elio - perché Berio pensò a me…! Una cosa è certa: l’Opera da tre soldi è attualissima, dovrebbero ascoltarla in tanti in Italia e Weill e Brecht sono dei colleghi fantastici… Pensare che la maggior parte delle Ballate che canto e racconto, sembrano delle canzoni create dalla band delle Storie Tese! Solo che quando le cantavamo venivamo accusati di essere degli “sporcaccioni”… mentre qui voi che ascoltate, siete persone colte!». In effetti basta ascoltare la “Ballata del Magnaccia” e il pensiero va al brano della band “Pork e Cindy” e quando Elio prima di intonare la “Ballata della schiavitù sessuale”, sempre inserita nel contesto del lavoro teatrale, si chiede: «Ma non è stata scritta qualche giorno fa?». Ed è palese, anche se sottaciuta, l’allusione al Cavaliere di Arcore, si fatica a non sorridere con ironia, anche se amara. Frattanto il gruppo di supporto dell’attore-cantante milanese che impersona il personaggio protagonista Mackie Messer mostra le sue doti di bravura con un fraseggio in scioltezza nell’affrontare anche le due Suite per soli fiati (prima e seconda) dell’Opera, arrangiate da Giovanni Bacalov. Massimo Mercelli al flauto, Luca Vignali all’oboe, Riccardo Crocilla al clarinetto (i vicentini lo conoscono più “da vicino” perché è nell’organico della Cappella Barca al seguito di Sir Schiff), Davide Maia al fagotto e Danilo Marchello al corno, suonano divertiti e dividono il palco e l’onore di una rappresentazione teatrale-musicale rispettosa ma anche resa attuale da alcuni riferimenti storici di Elio. La performance di Elio e dei Fiati Associati è stata salutata da un calorosissimo consenso (teatro al completo) e il bis finale ha mostrato le abilità vocali del cantante, lanciato nella celebre aria rossiniana di Figaro, “Largo al factotum”. «Rossini - ricorda - la scrisse a 24 anni, ed era più giovane del rapper Sfera Ebbasta». Elio fa spettacoli musicali “seri” con interpreti classici quali Prosseda, Fabbriciani, Dindo e dimostra quanto la musica colta sia divertente. «A San Remo - dice al GdV - ci sono già stato quattro volte, adesso basta. Perché mi piace cambiare, altrimenti mi annoio!». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eva Purelli
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