10 dicembre 2019

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24.10.2019

Musica è forza, “danza” è gioia Fischer entusiasma l’Olimpico

Il soprano Nuria Rial durante il concerto di gala all’OlimpicoLa Budapest  Orchestra diretta da Fischer al Vicenza Opera Festival COLORFOTO ARTIGIANAIl maestro Ivan Fischer dirige col sorriso. E la “sua” musica è gioia
Il soprano Nuria Rial durante il concerto di gala all’OlimpicoLa Budapest Orchestra diretta da Fischer al Vicenza Opera Festival COLORFOTO ARTIGIANAIl maestro Ivan Fischer dirige col sorriso. E la “sua” musica è gioia

Eva Purelli VICENZA Il format ideato da Ivan Fischer per il Vicenza Opera Festival prevede di inserire tra le serate dedicate all’Opera un concerto lirico sinfonico sempre con la Budapest Festival Orchestra e alcuni cantanti che fanno parte del cast operistico, impegnati a Vicenza in questo caso nella favola dell’Orfeo monteverdiano. L’allestimento e la messa in scena del capolavoro della musica occidentale, ripreso dal direttore d’orchestra ungherese, ha riscosso ampi consensi e plausi, ma così anche il concerto di gala che ha trovato un Olimpico al completo, con molte presenze straniere e parterre du roi, è il caso di dirlo, con la Principessa Maria Gabriella di Savoia e consorte. Merito di una orchestra dalla bravura strepitosa, calibratissima negli attacchi e nelle chiusure, con dinamiche centrate, con un perfetto amalgama, in cui le singole sezioni si riescono a percepire in modo distinto ma poi, nel gioco d’assieme, a muoversi è come se fosse uno strumento solo. Il concerto ha esaltato la gioia della danza, la forza della musica. Un senso che ha contraddistinto tutta la serata, trasmettendo la gioia che solo la musica fatta in armonia e serenità riesce a dare. A chi la esegue e a chi la ascolta. Il pubblico era numerosissimo e anche molto caloroso, pure in platea dove uno spettatore si è visibilmente fatto notare, esternando la sua ammirazione in modo focoso ed abbastanza esagitato. Non certo come l’aplomb elegante della testa coronata dei Savoia… A conferma del pieno consenso Il programma proposto da Fischer era dei più accattivanti, con due “fuoriclasse” classici viennesi sempre tanto amati: Haydn e Mozart immortalati con due tra le più famose loro Sinfonie e un florilegio canoro di Haendel, con Arie tratte dalle sue celebri Opere aventi, come ha sottolineato lo stesso musicista ungherese, quale comune denominatore, storie d’amore tormentate. Tre opere serie musicate nel 1729,33 e 34 e accomunate dal testo in lingua italiana, di Antonio Salvi e Capece rispettivamente Ariodante e Lotario e Orlando, testimonianza di quanto fossero in auge la cultura e l’idioma italico applicate alla musica in terra straniera. Stellare il quartetto vocale ascoltato. Il baritono inglese Peter Harvey, bravissimo ma dal punto di vista della presenza scenica forse il più compassato, ascoltato nell’Aria del Re di Scozia dal 2°atto di Ariodante, superlativa poi nell’interpretazione virtuosistica di “Scherza in mar la navicella” dall’opera Lotario il soprano Emoke Baràth, dizione e presenza scenica di prim’ordine, e di elevato livello anche le performances del basso italiano Antonio Abete, in “Lascia Amor e segui Marte”, da Orlando e del soprano catalano Nuria Rial, delicatissima e senza pecche in nessuna estensione, in “Tu del ciel ministro eletto”, dall’Oratorio Il trionfo del tempo e del disinganno. La verve direttoriale, l’incisività della musicalità di Fischer, elegante nel gesto seppur deciso, si è stemperata nell’iniziale Sinfonia numero 88 di Haydn, la più famosa del corpus delle sue oltre 100 composizioni per questo organico allargato. Nella luminosa tonalità di sol maggiore, il tono festoso e danzante si è fatto largo nel Minuetto, lo slancio e il vigore sono apparsi nell’Allegro e l’ultima Sinfonia scritta da Mozart, nell’agosto 1788, un’estate tristissima per Amadè, la celeberrima “Jupiter”, la numero 41 in do maggiore .551 si è imposta con luminosa grandezza olimpica. Danzanti con gioia anche i due bis proposti: Danza ungherese di Brahms e Danza Rumena di Bartok. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eva Purelli
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