19 gennaio 2020

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26.11.2019

Musica è condivisione La filosofia Spira Mirabilis

L’orchestra Spira Mirabilis durante il concerto di 45 minuti al teatro comunale Città di Vicenza COLORFOTOUn primo piano di alcuni orchestrali dell’ensemble “democratico”
L’orchestra Spira Mirabilis durante il concerto di 45 minuti al teatro comunale Città di Vicenza COLORFOTOUn primo piano di alcuni orchestrali dell’ensemble “democratico”

Filippo Lovato VICENZA È condivisione la parola d’ordine che anima l’orchestra senza direttore Spira Mirabilis e proprio per condividere impressioni e rispondere a domande, i 52 elementi della compagine invitata a suonare al Comunale dal Quartetto domenica 24 novembre, per bocca del cornista italiano Francesco Bossaglia, si sono resi fin da subito disponibili a fermarsi dopo il concerto per raccontare del loro peculiare laboratorio di studio. L’impaginato prevedeva la prima sinfonia di Čajkovskij, in sol minore op. 13, intitolata Sogni d’inverno, un brano poco frequentato che gli stessi orchestrali hanno inteso valorizzare, perché in questa sofferta prova giovanile si possono riconoscere, in nuce, gli sviluppi futuri dell’arte del russo. L’immagine potente del ventaglio di orchestrali i cui sguardi paiono convergere verso uno spazio vuoto sembra demolire la necessità di quel “despota” il cui corpo trasmette gli ordini a chi suona. Perché, da soli, gli Spira Mirabilis riescono a delineare un’interpretazione di trasparente nitore, assecondata da fraseggio morbido e articolazione curata, con dinamiche ben ombreggiate, precisa negli attacchi. Anche se talvolta si sarebbe desiderata più energia, per evitare cali di tensione, o un diverso bilanciamento sonoro. Nel complesso però il risultato è notevole, stante l’ammissione che si trattava del loro primo progetto dedicato a Čajkovskij. Da notare che alla fine è tutta l’orchestra a rispondere alle chiamate del folto pubblico: come un ensemble da camera, esce e rientra sul palco, facendo l’inchino per ringraziare dei calorosissimi applausi. Chi vede nel direttore un rappresentante del potere (Canneti docet), indicherà il collettivo Spira Mirabilis come esempio di un’organizzazione democratica capace di produrre risultati anche in contesti tradizionalmente gerarchici. Però, è bene esserne coscienti, la democrazia richiede più impegno e più fatica, anche in un ambiente ristretto di professionisti competenti che si stimano. Intanto occorre che ogni orchestrale tenga a freno la tendenza a imporre le proprie idee, avendo a mente che l’obiettivo della Spira è creare un’interpretazione condivisa che dia a ciascuno la possibilità di imparare dall’esperienza dell’altro. Perché ciò avvenga gli orchestrali dovranno conoscere tutta la partitura non solo la loro parte, dovranno documentarsi per decidere su quale edizione studiare, dovranno dare disponibilità a prove più lunghe e a un impegno, anche solo d’ascolto, che li coinvolgerà molto più. Concertare un’interpretazione condivisa da 52 sensibilità è più difficile, benché, com’è stato precisato nel post concerto, il direttore non sia del tutto assente, dato che ciascuna sezione ne ricopre il ruolo quando la partitura lo prevede. E non è un caso se un concerto della Spira Mirabilis prevede una sola sinfonia di 45 minuti, quando in un normale evento sinfonico ci sarebbe posto anche un altro brano. Morale: talvolta è bene delegare a un capo, talvolta è meglio non farlo. L’importante è che la scelta sia consapevole, che la delega possa essere ritirata, e che nulla venga dato per scontato, neanche il direttore d’orchestra. Spira Mirabilis ce lo ha insegnato. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Filippo Lovato
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