15 settembre 2019

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02.08.2019

Multiforme e trasversale È il nuovo AsiagoFestival

Il Polish Cello Quartet sarà l’ospite dell’appuntamento del 13 agostoIl coro Città di Thiene aprirà il Festival con l’Officina ArmonicaIl Cellopassionato Ensemble si esibirà mercoledì 14 agosto
Il Polish Cello Quartet sarà l’ospite dell’appuntamento del 13 agostoIl coro Città di Thiene aprirà il Festival con l’Officina ArmonicaIl Cellopassionato Ensemble si esibirà mercoledì 14 agosto

ASIAGO Dal 6 al 18 agosto l’AsiagoFestival tornerà ad animare il centro di Asiago con una programmazione inedita e multiforme. Giunto alla 53esima edizione, il Festival nacque grazie a Fiorella Benetti Brazzale come grande manifestazione incentrata sulla musica organistica e sacra. Ha poi ampliato i propri orizzonti, aprendosi fino alla musica contemporanea ed ospitando formazioni estremamente variegate, senza rinnegare tula propria matrice originaria. Per questo ad aprire il Festival 2019 vi sarà la Messa da Requiem di Gabriel Faurè, con il coro Città di Thiene e l’Officina Armonica diretta da Luigi Ceola (6 agosto ore 21, duomo di San Matteo). Potrebbe sembrare grottesco aprire un Festival con una messa funebre, se non fosse che questo Requiem non ha nulla a che spartire con quel clima drammatico che pervade questo genere nella produzione di autori quali Mozart, Berlioz, e Verdi, ma anzi si colora di tinte nostalgiche e sospese. Lo stesso autore ha parlato di ”un’aspirazione di felicità al di là, piuttosto che una transizione dolorosa”. I veri protagonisti di questa edizione sono gli strumenti ad arco, che il pubblico potrà conoscere in programmi da concerto diversissimi, e perciò complementari fra loro. I solisti del Teatro alla Scala (giovedì 8 agosto ore 21, Teatro Millepini), formeranno un sestetto d’archi che farà viaggiare attraverso alcune delle pagine più straordinarie della musica cameristica mitteleuropea di inizio Novecento. Verranno eseguiti i sestetti di Martinu, boemo naturalizzato statunitense, Korngold, moravo che pure emigrò in America per via delle sue origini ebraiche, e del boemo Schulhoff che invece mai riuscirà a fuggire dal campo di concentramento di Wülzburg. Domenica 11 agosto alle 21, ail Teatro Millepini il sestetto si arricchirà di altri strumentisti arrivando a costituire un ottetto d’archi. Nel concerto verranno accostate due composizioni apparentemente lontane – scritte nel 1825 e nel 1925 – che però mostrano un legame sottile per la pulizia neoclassica del contrappunto, per la linearità delle voci, per il riferirsi talvolta a Johann Sebastian Bach. Mendelssohn e Shostakovich, dunque, inframmezzati da un tuffo nella contemporaneità con la sonata per violoncello solo di Zimmermann, grande pezzo virtuoso del 1960 che mette in luce tutte le potenzialità tecniche etimbriche dello strumento. Il concerto ricade entro il progetto l’“Officina cameristica”, che ormai da più anni appassiona il pubblico asiaghese con l’obiettivo di creare una fucina musicale in cui amici di diverse generazioni, esperienze e provenienze si ritrovano con la volontà esplorare assieme alcune delle più belle pagine della musica da camera di tutti i tempi. Il Polish Cello Quartet (martedì 13 agosto ore 21, Teatro Millepini), formato da giovani e talentuosi violoncellisti polacchi, presenterà un programma incentrato su compositori polacchi e belgi. Dopo un piccolo omaggio all’Italia con il gustoso In vacanza del violoncellista e compositore italiano Carlo Alfredo Piatti, si ascolteranno musiche di De Jong, Wilkomirski, Moulert e Tansman. I due appuntamenti che seguono, in modi completamente differenti, faranno provare al pubblico l’emozione di assistere ad eventi inediti. L’omaggio al compositore ospite Artur Zagajewski (mercoledì 14 agosto ore 21, Teatro Millepini) vedrà infatti il Cellopassionato Ensemble, presenza insostituibile del Festival, impegnato in un programma costituito da alcuni brani contemporanei (per organici fino a nove violoncelli insieme) ma soprattutto dalla prima esecuzione assoluta di un brano che il Festival ha commissionato appositamente a Zagajewski, ospite d’eccezione della serata. La sera successiva (giovedì 15 agosto ore 21, duomo di San Matteo) Maria Dal Bianco dirigerà il Coenobium Vocale, accompagnato da un organico strumentale rinascimentale, in alcune composizioni corali del Cinquecento e Seicento veneziano. Uno degli ulteriori vanti del Festival è quello di integrare in modo organico esecutori di elevato spessore ed esperienza con giovani strumentisti, senza sacrificare mai la professionalità e la cura nell’esecuzione. È il caso della messa in scena della Fairy Queen di Purcell (sabato 17 agosto, ore 17, Forte Interrotto di Camporovere), in cui Sergio Gasparella dirigerà l’orchestra “Crescere in musica” formata da giovani studenti delle scuole di Thiene. Una gustosa semi-opera, in cui Purcell, con straordinario virtuosismo drammaturgico, intercala effervescenti momenti musicali alla recitazione del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Lionel Avot sarà il protagonista dell’ultimo concerto, che, dedicato all’organo (domenica 18 agosto ore 21, duomo di San Matteo) riporterà nel pieno della sacralità che caratterizza il Festival fin dalla prima edizione. In programma alcuni dei più importanti compositori, antichi e contemporanei, che si sono dedicati alla musica sacra: Bach, Liszt, Leguay, Messiaen e Duruflé. Il violoncello di Claudio Pasceri renderà ancora più interessante il timbro della serata grazie a una speciale incursione con il Louange a l’Eternité de Jésus di Messiaen. Ogni concerto è ad ingresso gratuito. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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