17 agosto 2019

Spettacoli

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15.07.2019

L’immensità è un juke box Don Backy senza tempo

Apo Ambrosi davanti alla folla che ha gremito piazza degli Scacchi per assistere allo spettacolo “Memorie di un juke box” con l’inossidabile Don Backy  FOTO BITTANTEApo nel concerto a... km zero con Don Backy, “Uno del clan” BITTANTE
Apo Ambrosi davanti alla folla che ha gremito piazza degli Scacchi per assistere allo spettacolo “Memorie di un juke box” con l’inossidabile Don Backy FOTO BITTANTEApo nel concerto a... km zero con Don Backy, “Uno del clan” BITTANTE

Antonio Stefani MAROSTICA Se nomini a un ragazzo di oggi la parola “juke box”, è facile che ti guardi come se gli parlassi della Stele di Rosetta, dei Papiri di Ossirinco, dei Rotoli del Mar Morto; e non andrebbe meglio evocando il nome “mangiadischi”, altro mezzo di diffusione sonora dei “45 giri” in vinile. Eppure, attraverso quegli aggeggi, i giovani del secolo scorso ascoltavano musiche che per la prima volta nascevano espressamente per loro. E la radio, nel caso dei successi internazionali, collegava i coetanei di tutto il mondo ben prima dell’avvento di internet. Declinato all’italiana, ovvero basato su storiche pagine sanremesi, proprio “Memorie di un juke box” s’intitolava il set che ha aperto il sabato del Marostica Summer Festival bravamente officiato da Roberto “Apo” Ambrosi, in un clima dove non tanto predominava la nostalgia generazionale, quanto piuttosto la gioia di riscoprire melodie d’una qualità di cui ora, francamente, sembra essersi perduto lo stampo. Accompagnato sui maxischermi da una parata d’immagini in bianco e nero, in bella voce il prode Apo (al quale, per salire sul palco, è bastato compiere la cinquantina di passi da cui dista il suo locale sotto i portici di Piazza Castello, stabilendo così il primato mondiale dei concerti a km zero) ha scatenato il riconoscente entusiasmo dei tanti presenti, trascinandoli in un karaoke collettivo con hit pescate dai vari Endrigo, Dalla, Rokes e Dik Dik, Nicola Di Bari, Little Tony, Cutugno e Cinquetti, Donaggio e Modugno, Bobby Solo e Ricchi e Poveri e compagnia. Ritagliandosi, inoltre, due camei personali come “Più bastardo che di razza” e “Ci vuole fegato”, brano quest’ultimo legato sia alla sua vicenda personale, sia alla sponda benefica che offre a favore dell’Associazione Sofia, onlus attiva a favore dei bambini trapiantati. E poi, da perfetto padrone di casa, Ambrosi ha lasciato spazio all’altro atteso protagonista, l’amico Don Backy, che la locandina presentava come “Uno del Clan”. Ai ragazzi odierni di cui sopra, andrebbe a questo punto spiegato che il Clan era la “factory” produttiva di Adriano Celentano dalla quale, un giorno, Don Backy se ne andò sbattendo la porta. Ma conta assai più riconoscere che Aldo Caponi – questo il suo vero nome all’anagrafe di Santa Croce sull’Arno - è sempre stato un compositore di razza, oltre che attore, romanziere, pittore. Ed è bastata la scaletta che l’imminente ottantenne (auguri e complimenti per la forma) ha snocciolato sul lastricato a scacchi per ribadire la qualità del suo repertorio. Affiancato dal gruppo degli esordi, vale a dire i ritrovati Fuggiaschi, Don Backy ha preso le mosse dagli albori della carriera e degli Anni ‘60 con “La storia di Frankie Ballan” per ripercorrerne le tappe salienti attraverso “Amico” e “Ho rimasto solo”, “Io che giro il mondo”, “Cara”, “L’amore”, “Una ragazza semplice”. Spettacolo nello spettacolo, i video d’epoca - compresa l’apparizione cinematografica a fianco di Totò e Macario - e, sorpresa tra le sorprese, “Una carezza in un pugno” dedicata al ricordo di Gino Santercole, altro membro del Clan. E poi, ovviamente, il crescendo emozionale affidato a “Poesia”, “Casa bianca”, “Sognando”, “L’immensità”, “Canzone”, più la recente “Nel vento”. Infine, per strappare gli ultimi applausi, con Apo eccolo intonare “Pregherò”, giusto per dire che anche quella versione di “Stand by Me” fu opera sua. Perché, a conti fatti, la differenza tra lui e Celentano è proprio lì: Adriano sa cantare magnificamente, però Don Backy, le canzoni, le sa pure scrivere. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Stefani
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