24 giugno 2019

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01.04.2019

Il “Marzo musicale” si conclude nel segno del fagotto di Bressan

Il concerto al teatro Verdi di Lonigo ha chiuso l’edizione 2019 del “Marzo musicale leoniceno”Molto applaudite le esibizioni dei tre soprani a Lonigo
Il concerto al teatro Verdi di Lonigo ha chiuso l’edizione 2019 del “Marzo musicale leoniceno”Molto applaudite le esibizioni dei tre soprani a Lonigo

LONIGO Gran finale del “Marzo musicale leoniceno” al teatro Verdi di Lonigo. La terza edizione ha visto un primo concerto cameristico del duo violino e pianoforte Brinckmeier-Benvegnù, l’omaggio filmico al compositore leoniceno Giuseppe Becce, un raffinato excursus della Libera Cantoria Pisani, e a chiusura un concerto strumentale e vocale con musiche di Vivaldi e di Haendel. Sul palco le tre bellezze canore di casa: i soprani Carlotta Bellotto, Giulia Bolcato e Medea De Anna e un altro musicista leoniceno, da anni in luce con una carriera di spessore internazionale, Andrea Bressan. È lui il fagottista che ha diretto l’ensemble di musica antica del Conservatorio di Verona. A lui, risolte in modo superlativo, le funzioni direttoriali e di konzertmeister. Occasione in più per vederlo all’opera come attenta guida e con il suo fagotto, bella copia di originale del Settecento, superbo solista. Quasi tutti i Concerti proposti avevano l’utilizzo del fagotto non come gregario orchestrale, ma con funzioni solistiche e di gran abilità tecnica. Ascoltare i Concerti scritti da Antonio Vivaldi per le “putte” dell’Ospedale della Pietà, e le Arie e il Concerto in do maggiore di Haendel ha significato anche un tuffo nelle atmosfere timbriche e sonore della musica barocca. Una breve spiegazione del direttore Bressan ha ricordato come la “basseria”, composta da cembalo e chitarra - a entrambi il ruolo di improvvisatori - e da violoncello e contrabbasso sostenesse il restante corpus orchestrale formato da archi e fiati. Nei concerti di Vivaldi spesso si sentono sperimentazioni ardite, per quel periodo: flauti traversieri in dialogo con oboi e archi o con flauti dritti e continuo. La varietà dei suoni e i virtuosismi sono spinti e di gran fantasia, come nel Concerto in sol minore scritto da Vivaldi per la Dresdner Hofkapelle che dopo oltre tre secoli ha dimostrato intatta la sua brillantezza grazie alla coesione e scioltezza dell’ensemble dei musicisti specializzandi nel corso di musica antica del conservatorio veronese. Violini primi, secondi, viola, violoncello, contrabbasso, oboi, flauti traversieri, flauti dolci, tiorba e chitarra barocca, cembalo e, naturalmente, fagotto, per un ensemble di 19 elementi impegnati non solo in un’ottima prova solistica ma anche per sostenere le evoluzioni dei tre soprani. Un’aria a testa di Haendel è comunque bastata per confermare la bravura e le particolarità espressive e timbriche differenti delle tre giovani cantanti. Medea De Anna ha cantato per prima, aggraziata ma incisiva, con gran sensibilità musicale, nell’Aria di Alcina dall’opera omonima del Sassone. Dopo la sua appropriata interpretazione di “Tornami a vagheggiar” è stata Giulia Bolcato a modulare verso una parte più intimista, con la meditativa “Tu del ciel ministro eletto” tratta dall’Opera Il trionfo del tempo e del disinganno, momento in cui sono affiorate belle delicatezze chiaroscurali dominate con gran maestria ed infine il virtuosismo più spinto, affidato alla trascinante personalità e alla destrezza vocale di Carlotta Bellotto, che ha cantato l’Aria di Cleopatra dal Giulio Cesare, “Da tempeste il legno infranto”. Bravissime tutte e tre e bravissimi gli orchestrali e il loro direttore fagottista. Tanti gli applausi, di un pubblico non numeroso ma molto coinvolto ed attento e bis strumentale (un movimento dal Concerto di Dresda) e vocale, con la trascrizione per le tre voci di soprano ad opera dell’ensemble di una frottola di Bartolomeo Tromboncini, “Ostinato vo seguire la magnanima mia impresa”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.PU.
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Verdi Lonigo