23 luglio 2019

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02.04.2019

I cinque acrobati vincono alla grande la sfida alla gravità

Uno dei passaggi acrobatici al Ridotto del Comunale. COLORFOTO
Uno dei passaggi acrobatici al Ridotto del Comunale. COLORFOTO

Filippo Lovato VICENZA “Black e Blue non sono solo colori, ma stati d’animo” avverte il programma di sala di The Black Blues Brothers, lo spettacolo di Alexander Sunny e Philip Barrel che ha chiuso le proposte circensi della Fondazione del Teatro comunale. Nella tensione tra i due colori-stati d’animo, si può ben concludere che l’energia dell’Africa nera ha completamente cancellato ogni possibile malinconia blu. Lo spettacolo dei cinque splendidi acrobati kenioti, Ali Salim Mwakasidi, Bilal Musa Huka, Hamisi Ali Pati, Rashid Amini Kulembwa e Seif Mohamed Mlevi ha coinvolto e conquistato il pubblico, perché di fronte a tanto sfarzo di acrobazie e di leggerezza, non si può che restare a bocca aperta e alzarsi in piedi per applaudire. Immaginate un sonnacchioso bar americano in cui ronza Dream a little dream of me: si spolvera, si shakerano cocktail. E poi irrompono i Black Blues Brothers nella divisa d’ordinanza, completo scuro, occhiali neri, cappello, cravatta nera su camicia bianca. E la musica cambia, si va sulla colonna sonora del più celebre film di John Landis, con una piccola deviazione su You can leave your hat on giusto per togliersi la metà superiore dei vestiti. Anche se il giovane Seif, il più incredibilmente agile ed elastico, gioca a fare il timido e così ci pensano gli altri quattro a levargli i vestiti di dosso lasciandolo con la maglietta di Topolino. Da qui è un susseguirsi inarrestabile di numeri straordinari su musica straordinaria. Ogni sezione è scandita dalla propria canzone: basta sintonizzare la vecchia radio (però, piccolo appunto, è improbabile che al tempo dei Blues Brothers lo si facesse con un telecomando come accade durante lo spettacolo). Non si sa scegliere tra i momenti più emozionati. Già il salto della corda regala meraviglie: i Black Blues Brothers usano i piedi, le mani, addirittura la schiena. E poi ci sono le piramidi umane, sia quelle che salgono da una base di due persone, sia quelle in cui quattro artisti stanno sulle spalle di uno solo, aprendosi a ventaglio. Le sfide alla gravità continuano spettacolari. Di capriole e salti mortali, quanti se ne vogliono, con invidiabile precisione e con la paura che gli acrobati non si fermino prima del bordo del palco, ma non accade mai. E che elasticità nell’ammortizzare la caduta. Non mancano gli esercizi di giocoleria con le clavette infuocate. Anche il pubblico viene coinvolto. Prima una ragazza, invitata a salire sul palco, riceve le profferte a suon di musica dei cinque che si alternano in capriole e break dance per impressionarla. Poi tocca ai bambini richiamati in scena per il limbo. E i cinque Brothers li aiutano a passare sotto l’asticella prima di posizionarla ad altezze vertiginose. Incredibile Seif che fa la verticale sopra a quattro sedie impilate su di un tavolo, per scomparire quasi tra i proiettori del soffitto. E poi gli esercizi attraverso i cerchi, tripudio di maestria, dove gli acrobati, nel passare avanti e indietro, sembra quasi che riavvolgano il nastro dei movimenti per rifarli in senso inverso. Il “cattivo” del gruppo ogni tanto grida «Basta. Finito». Ma poi si ricomincia e anche lui si lascia coinvolgere. Alla fine tutta la sala è in piedi. Ali, Bilal, Hamisi, Rashid e Seif ringraziano con altre verticali, altri salti, altre incredibili prese. E fanno tutto sempre col sorriso, come se fosse facile, come se non ci volesse nulla, illudendoci che potremmo provarci anche noi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Filippo Lovato
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