07 luglio 2020

Spettacoli

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28.01.2020

Con la musica dal vivo La danza delle libellule ha il sapore dei bei tempi

Un’immagine de “La danza delle libellule” andata in scena al TcVi con pieno successo COLORFOTO ARTIGIANAUn protagonista dell’operetta
Un’immagine de “La danza delle libellule” andata in scena al TcVi con pieno successo COLORFOTO ARTIGIANAUn protagonista dell’operetta

Eva Purelli VICENZA La Compagnia Teatro Musica Novecento ritorna al Teatro Comunale di Vicenza con la consueta simpatia e professionalità. Il risultato: teatro al completo, pubblico soddisfatto, oltre due ore di piacevole ed assicurato divertimento. Senza mai sconfinare nella volgarità o nelle sciocchezze da copione. E senza dubbio una delle “carte vincenti” di questa Compagnia emiliana è la presenza in scena della orchestra impegnata dall’inizio alla fine della rappresentazione. Sono pochissime le orchestre che suonano musica dal vivo nella messa in scena delle Operette ma la differenza fra recitare e cantare su basi registrate è notevole. La musica sottolinea le frasi del testo, ricrea le atmosfere, coinvolge lo spettatore, accompagna gli interventi cantati, in veste solistica o d’assieme, sostiene le battute comiche che, nel caso dell’Operetta “La Danza delle libellule” sono tante. E’ questo titolo infatti che domenica ha richiamato oltre 900 spettatori nelle fila del Comunale per una commedia che è ricca di colpi di scena, travestimenti e con l’immancabile lieto fine. Come spesso accade nei lavori teatrali è il connubio fra testo e musiche a decretare il successo di un lavoro. Così fu anche per “La danza delle libellule”. Le felici intuizioni del librettista napoletano Carlo Lombardo si combinano con la fluente linea melodica di Franz Lehar, riconosciuto punto di riferimento del genere. Da allora il successo non è mai mancato e anche questa volta a Vicenza La Compagnia Teatro Novecento, in uno spettacolo fuori programma ha portato allegria, buon gusto e una messa in scena appropriata. L’Orchestra Teatro musica Novecento con maestro concertatore e direttore pianista Stefano Giaroli è stata brillante, duttile e fondamentale, le coreografie tradizionali con gli otto ballerini ma (non poteva mancare il Can-Can) erano di Salvatore Loritto, scene senza orpelli e funzionali, costumi curati e di effetto, a cura di Artemio Cabassi e la regia era di Alessandro Brachetti, uno strepitoso capocomico di inesauribile ed effervescente abilità (mai però volgare), nella parte di Bouquet Blum. Accanto a lui la soubrette Silvia Felisetti, garanzia di esperienza e simpatia, nella parte della civettuola e piccante Tutù. Le altre due disinvolte fanciulle, le libellule, erano Susie Georgiadis, Elena ed Elena Rapita, Carlotta. Il più giovane della compagnia, Francesco Farioli, un bravo Pomery e assai applauditi gli altri attori del cast: Antonio Colamorea, Carlo, Marco Felisetti, Piper e Fulvio Massa, Grattin. Gradimento massimo e appuntamento il 29 marzo con “Il Paese dei Campanelli” con identica Compagnia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eva Purelli
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