19 giugno 2019

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04.04.2019

Breve storia della forma sinfonica con l’Orchestra del teatro

L’Orchestra del teatro Olimpico chiuderà stasera al Comunale la propria stagione sinfonicaGábor Takács-Nagy
L’Orchestra del teatro Olimpico chiuderà stasera al Comunale la propria stagione sinfonicaGábor Takács-Nagy

Filippo Lovato VICENZA La stagione sinfonica che l’Orchestra del teatro Olimpico tiene al Comunale si era aperta in novembre all’insegna di una certa leggerezza, con un impaginato in gran parte di ouverture, ma si chiuderà con un programma tutto sinfonico. Stasera alle 20.45 la Oto diretta da Gábor Takács-Nagy proporrà la sinfonia n. 32 in sol maggiore k 318 di Mozart, la sinfonia n. 90 in do maggiore di Haydn e la sinfonia n. 1 in do minore di Brahms. Com’è giusto che sia, nel sesto e ultimo appuntamento della stagione, sarà l’orchestra a essere protagonista. A esaltarne le doti, il direttore ungherese con cui aveva lavorato per il Gran Concerto di San Silvestro del 2017. Gábor Takács-Nagy è un musicista più che esperto: ha studiato, tra gli altri, con il violinista Nathan Milstein e il compositore György Kurtag. È tra i fondatori del celebrato quartetto Takács nel 1975, di cui è stato primo violino fino al 1992. Nel 1996 ha costituito il Takács Piano Trio e nel 1999 il quartetto Mikrokosmos. Dal 2001 si è dedicato alla direzione d’orchestra, tanto da diventare, tra l’altro, direttore musicale dell’orchestra da camera del Verbier Festival e direttore ospite principale della Budapest Festival Orchestra, la compagine diretta da Iván Fischer che sarà a Vicenza in ottobre per la seconda edizione del Vicenza Opera Festival. Non ultimo, Takács-Nagy è membro onorario della Royal Academy of Music di Londra e insegna musica da camera alla Haute Ecole de Musique di Ginevra. Due anni fa è stato insignito del prestigioso premio Béla Bartók-Ditta Pásztory. Il programma insegna qualcosa sull’origine e lo sviluppo della forma sinfonica. La sinfonia n. 32 di Mozart che aprirà la scaletta non dura neanche dieci minuti. Divisa in tre tempi, secondo la classica sequenza veloce – lento – veloce, tradisce il suo legame con la sinfonia in stile italiano, un brano–antipasto destinato a introdurre un’opera o l’esibizione di un virtuoso. Alcuni ritengono che la sinfonia in sol maggiore fosse stata pensata come ouverture dell’opera Zaide. Venne scritta nel 1778 a Salisburgo, dopo di un viaggio a Parigi. La sinfonia n. 90 di Haydn, in quattro tempi, non può essere annoverata tra le ouverture. Scritta nel 1788 su commissione del conte d’Ogny per i concerti della Loge Olympique di Parigi, è un’opera che si prende la ribalta, degna di essere il piatto principale della serata. Per compiacere il gusto francese, Haydn inserisce molti interventi solistici. E non manca di divertirsi e divertire con brillanti sorprese, come il finto finale del quarto tempo. La prima sinfonia di Brahms mostra come sia radicalmente cambiato il modo di concepire tale forma nel romanticismo. Tutto si fa più ampio, evoluto e complesso: l’idea è che ogni creazione debba possedere una propria individualità che esprime al meglio il genio dell’autore. Non è un caso che Brahms abbia scritto solo quattro sinfonie mentre Haydn ne aveva completate cento di più. Il tedesco faticò non poco per quello che fu il suo debutto nella forma sinfonica. I primi abbozzi risalgono al 1855, ma la sinfonia fu eseguita per la prima volta solo nel 1876. Oppresso dal confronto con Beethoven, Brahms riprese la lezione del predecessore nel quarto tempo, strutturato in una forma che ricorda il complesso finale della nona. Questa mattina alcune scolaresche seguiranno le prove generali nell’ambito del progetto “AporteAperte”. Alle 20 nel foyer del Comunale, il critico musicale Cesare Galla terrà una guida all’ascolto. Biglietti (intero 22 euro, ridotto over 65 16 euro, ridotto under 30 12 euro) in vendita al botteghino del Comunale e online (www.tcvi.it). • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Filippo Lovato
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