07 luglio 2020

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02.02.2020

Bach, il padre di tutte le musiche

Rea e Bahrami sul palco dell’Astra di Schio STELLA-BREGANZEL’“incrocio” di pianoforti e stili nel corso della serata “Bach In In The Air”: da ricordare DONOVAN CISCATOIl saluto fra i due artisti STELLA
Rea e Bahrami sul palco dell’Astra di Schio STELLA-BREGANZEL’“incrocio” di pianoforti e stili nel corso della serata “Bach In In The Air”: da ricordare DONOVAN CISCATOIl saluto fra i due artisti STELLA

Lino Zonin SCHIO Ramin Bahrami indossa un abito da gran concerto: frac con le code di rondine, panciotto e farfallina bianca; Danilo Rea è in casual total black: jeans, gilet e pullover girocollo. Già dall’abbigliamento si capisce chi è il virtuoso di musica classica, abituato a esibirsi nei più grandi teatri d’opera del mondo, e chi invece è il pianista cresciuto nelle fumose cantine dei jazz club. La differenza però finisce qui, perché quando i due si accomodano al pianoforte la musica annulla di colpo ogni gerarchia fondendo aspetto esteriore, stile interpretativo e repertorio in un unico, magico insieme. E il pubblico, accorso al teatro Astra di Schio per godersi lo straordinario duo di pianisti nel concerto intitolato “Bach Is In The Air”, ascolta in visibilio e applaude entusiasta. Il terzo protagonista della serata è appunto Johann Sebastian Bach, gigante della musica al quale i due strumentisti si approcciano in modo quanto mai informale, dichiarando fin da subito l’intenzione di dimostrare come le divine partiture del Maestro di Lipsia possano venire contaminate in chiave jazz, senza perdere un grammo della loro peso artistico. Si inizia comunque in maniera quanto mai canonica, con Bahrami che mette il suo stile pulito e rigoroso a servizio dell’Aria Bwv 988 delle Variazioni Goldberg. Le note sgocciolano sublimi richiamando la sacra ritualità della musica bachiana e lentamente prendono un ritmo sempre più sostenuto, del quale Rea si impossessa sapientemente per avviare una suite sincopata che fa rimbalzare la suggestione classica in sonorità più moderne. Rotto così il ghiaccio, il concerto si espande con un virtuoso scambio delle parti che vede i due pianisti alternarsi nel ruolo di solista e unirsi spesso in sonate dall’effetto travolgente. Il pubblico meno addentro ai meandri della musica classica si ritrova nelle arie più note, a volte confluite nella musica pop/rock e spesso utilizzate dalla televisione e dalla pubblicità. È il caso della Cantata Jesus bleibet meine freude 147, dalla quale Sergio Endrigo ricavò nel 1969 “La marcia dei fiori”, e del Preludio in do maggiore Bwv 846 che due anni prima ispirò ai Procol Harum “Repent Walpurgis”, lampante esempio del sostegno fornito dalla musica classica al rock progressivo più evoluto. I Procol Harum devono del resto la loro presenza nell’enciclopedia della musica leggera del secolo scorso a un altro famosissimo brano di Bach presentato in concerto, l’Aria sulla IV corda, la cui eco risuona nel loro brano più famoso – “A Whiter Shade of Pale“ -, prima che Piero Angela la usasse come sigla delle sue trasmissioni. Tutte contaminazioni che Bahrami e Rea enfatizzano con alcuni passaggi ultra-pop e aggiungendo pure dell’altro, come un accenno alla “Rapsody in Blue” e a “Summertime” di George Gershwin e, addirittura, a un accordo de “La canzone di Marinella” di Fabrizio De André. Alla fine, insomma, ci si convince che, come Bahrami e Rea predicano e dimostrano, JSB è davvero il padre della musica mondiale. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Zonin
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