26 giugno 2019

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03.04.2019

Andriessen l’astratto impegna ed entusiasma

Il Weird Overlays Project impegnato in Workers union. COLORFOTOLa violoncellista Francesca Genovese nella chiesa di S. Vincenzo
Il Weird Overlays Project impegnato in Workers union. COLORFOTOLa violoncellista Francesca Genovese nella chiesa di S. Vincenzo

Filippo Bordignon VICENZA La musica classica contemporanea conquista Vicenza grazie al secondo appuntamento della rassegna “I venerdì del Monte”, un concerto in cui giovani e talentuosi interpreti si sono cimentati nel repertorio del compositore olandese Louis Andriessen in occasione dei suoi ottant’anni. Venerdì sera la chiesa di San Vincenzo è tornata a ospitare un pubblico eterogeneo pronto a raccogliere la sfida rispondendo alla domanda: oltre ai classici del passato, esistono dei compositori del presente che assurgeranno al ruolo di nuovi classici nel futuro prossimo? Dopo una breve ma incisiva presentazione da parte del diretto artistico Filippo Furlan la musica ha inizio col brano La voce su testo di Cesare Pavese per l’interpretazione della violoncellista Francesca Genovese. La giovane, unitamente a una straniante performance allo strumento, recita il testo con un’emozione quasi contagiosa che ben riassume quello “spleen” esistenziale tipico di certa estetica Novecentesca. Segue Wals per pianoforte solista, certamente il momento più fruibile della serata grazie all’esibizione raffinata e algida di Bryan Zigliotto e a una manciata di brani che richiamano il tardo romanticismo ottocentesco traslato mediante un intimismo dal volto moderno. Triplum, unico brano per chitarra classica scritto da Andriessen, parla il linguaggio oltranzista dell’astrazione formale, qui squisitamente interpretato da Alberto Rassu, perfettamente a proprio agio nell’atmosfera claustrofobica voluta dal compositore. Altro momento di grazia è il Vergeet mij niet per oboe e pianoforte, le cui indicazioni prevedono un solo esecutore: Tommaso Gasparoni è costretto perciò ad appoggiare l’oboe sul leggio del piano industriandosi con una mano per strumento: il risultato è un pezzo minimalista fortemente debitore ai mantra indiani. Si chiude col dissonante Workers union, tour de force per il Weird Overlays Project formato da studenti ed ex-studenti del Conservatorio Pedrollo e diretto dal maestro Adalberto Ferrari. In venti minuti di perizia ritmica e improvvisazione armonica è consumato un sabba di fiati e marimba che incorona definitivamente il genio andriesseniano alle orecchie del pubblico. Il plauso più fragoroso spetta al direttore artistico Filippo Furlan, per una rassegna che contribuisce a formare un pensiero critico attorno alla musica contemporanea, oltre che alla Fondazione Monte di Pietà di Vicenza la quale ha lodevolmente promosso il progetto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Filippo Bordignon
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