29 febbraio 2020

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05.10.2019

Schianti, il tornado Vaia diventa film e il regista ne racconta i perchè

Can You See Work dell’artista visuale Shubhangi Singh indaga su arte, lavoro, inerzia, dissenso
Can You See Work dell’artista visuale Shubhangi Singh indaga su arte, lavoro, inerzia, dissenso

Enzo Pancera VICENZA La giornata conclusiva del Working Title Film Festival diventa davvero… “lavorativa”. La sede si sposta ma in un luogo già frequentato dal festival: Exworks presso Zerogloss Design Store, già laboratorio industriale, in Strada del Pasubio 106/G, il navigatore dovrebbe trovare il sito senza difficoltà. Alle 15 (ingresso offerta libera) si apre un Work in Progress davvero interessante e singolare. Tre produttori 40enni – la genovese Serena Gramizzi, il veneziano Giovanni Pellegrini e il romano Paolo De Angelis – dialogheranno con 3 filmaker che stanno lavorando ad altrettanti progetti in fase di realizzazione. Alessia Di Giovanni con Roba di donne si occupa di socie/amiche che in un’impresa edile cercano il riscatto di violenze famigliari. Il vicentino Andrea Canova dedica Schianti al tornado Vaia che giusto un anno fa è stato l’afflizione dei nostri boschi. Il venezuelano Jeissy Trompiz, che in concorso WTFF aveva El Des-bloque socialista, sta lavorando a I suoni del tempo, cioè a quelle tracce sonore che nel corso dei tempi di cui conservano stimmate toccanti. A seguire si potranno rivedere, o vedere per chi non li abbia incrociati, i 3 corti, usciti da una costola del WTFF e prodotti da Marina Resta e Giulio Todescan, realizzati nel quartiere dei Ferrovieri e presentati a inizio anno: Edvige X di Davide Crudetti, Ferro di Carlo Tartivita e I diavoli dei campi della vicentina Chiara Faggionato. Alle 19 l’intervallo è rallegrato, a cura di Zerogloss e Bottega Faustino, da Workaholic aperitivo di networking non privo di bevante spiritose. Alle 21.30 si procede alla proiezione dei 6 film che costituiscono Extraworks, sezione sperimentale del Festival. Et in terra Pacis di Mattia Epifani si occupa delle metamorfosi di un centro di accoglienza (65000 migranti) del Salento. Memoria del fuego di Francesco Clerici è ambientato in una fabbrica di sigari nicaraguense. Foreign Quarters di Rajee Samasinghe tocca le relazioi etno-culturali tra Cina e Sri Lanka sulla scorta di esperienze autobiografiche dell’autrice. Being and Becoming di Maite Abella indaga sulle fragili aspettative del singolo riferite al lavoro. Can You See Work dell’artista visuale Shubhangi Singh indaga su arte, lavoro, inerzia, dissenso. Mitten, lungometraggio di Olivia Rochette e Gerard-Jan Claes, documenta le prove e le scelte continue della coreografa De Keersmaeker mentre con la sua compagnia sta allestendo uno spettacolo ispirato alle Suite per violoncello di Bach. Dopo la proiezione, a scottadito, la premiazione dei vincitori. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Enzo Pancera
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