04 agosto 2020

Spettacoli

Chiudi

01.10.2019

La crisi del lavoro indagata nei film parte...dai Lumiere

Lo studioso Di NicolaIl  libro che sarà presentato oggiLa locandina del 4° cinefestival
Lo studioso Di NicolaIl libro che sarà presentato oggiLa locandina del 4° cinefestival

S’inaugura oggi il Working Title Film Festival 2019. Da domani si apriranno le porte ai film in concorso. Inbtanto, questo battesimo euforizzante, un aperitivo inaugurale all’Enoteca Bottega Faustino (contrà S. Faustino, ore 18.30) è un’innovazione. Assai pertinente, perché nell’occasione il giornalista e critico Emanuele Di Nicola presenta il suo libro La dissolvenza del lavoro. Crisi e disoccupazione attraverso il cinema (Ediesse, 2019). Il libro offre il contesto in cui collocare le offerte del festival che si occupa di lavoro e audiovisivi. Di Nicola ha risposto a qualche domanda del GdV. Cosa l’ha spinta al progetto? Mi sono accorto che mancava una mappa di quanto hanno prodotto il cinema italiano, europeo e statunitense sul tema del lavoro negli anni nevralgici 2008-18 il cui il lavoro è venuto a mancare sempre più. Produzione nutrita? Circa 500 titoli, per restare ai film di varia nazionalità ma usciti in Italia, reperibili dal lettore. Cifra imponente ma in realtà le opere che approfondiscono e articolano il discorso sono una cinquantina. Perché così poche? Gli autori forse sentono meno il rapporto con la realtà e più l’impegno con l’invenzione, il linguaggio. E c’è la grande confusione di ruoli e di norme generata dalla globalizzazione. Come si presenta la “mappa” offerta dal libro? Si divide per temi che sono altrettanti capitoli: la disoccupazione, i precari, le donne, i lavoratori anziani, i manager, la metafora. Oltre ai temi gli autori? Certo, avendo ben presente che la prima pellicola con cui i fratelli Lumiere inventano il cinema - 19 marzo 1895 - ritrae l’uscita degli operai dalla loro fabbrica di Lione. Guarda caso mescolando realtà e invenzione: l’uscita è inscenata di domenica, con le operaie in ghingheri. I registi più rilevanti? Ken Loach, che ha seguito passo passo tutta la crisi negli aspetti più concreti senza mai trascurare l’aspetto umano, Stéphane Brizé (La legge del mercato, In guerra), i fratelli Dardenne (Due giorni e una notte), Lars von Trier (Il grande capo). Senza scordare Peter Cattaneo che con Full Monty ha colto in anticipo il disagio della disoccupazione. Alla Bottega Faustino saranno proiettate scene significative dei film. E gli autori italiani? La trilogia, per ora, Smetto quando voglio di Sidney Sibilia dice cose interessanti sui laureati precari, sempre poggiando sulle tranquille consuetudini della commedia. Un tema dirompente come le morti sul lavoro, da noi a cifre intollerabili, non è degna di produzione.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1