04 agosto 2020

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06.11.2019

Il varco, i diari di famiglia narrano la tragedia di tutti

Due militari del corpo di spedizione italiano in Russia (1941-1943)Federico Ferrone e Michele Manzolini (a destra, intervistato dal GdV)Un momento di spensieratezza italiana sul fronte russo in un fermo immagine de “Il varco”
Due militari del corpo di spedizione italiano in Russia (1941-1943)Federico Ferrone e Michele Manzolini (a destra, intervistato dal GdV)Un momento di spensieratezza italiana sul fronte russo in un fermo immagine de “Il varco”

Enzo Pancera VICENZA Questa sera e domani (sempre con inizio alle 20.30) all’Odeon-Sala Lampertico la Rassegna Odeon L@B – Documentari proietta Il varco (Italia, 2019, 70’) di Federico Ferrone e Michele Manzolini, documentario di taglio particolare, sulla campagna di Russia (1941-43), transitato in settembre a Venezia-Sconfini e ora in prima visione. L’appuntamento è in collaborazione con Working Title Film Festival la cui direttrice artistica Marina Resta presenterà il film con Michele Manzolini. Il quale ha gentilmente accettato una breve intervista. Perché questo vostro interesse alla campagna di Russia? «Per la scoperta di immagini filmate da due militari cineamatori, Enrico Chierici e Adolfo Franzini, da poco acquisite dalla bolognese Home Movies, prezioso archivio di “cinema di famiglia” e altro. Il punto di vista non ufficiale di quelle immagini ha fornito informazioni ricche di significato sulle guerre che, ieri e oggi, sono sempre disumane». Come avete impiegato le immagini ritrovate? «Come fossero materiale che avevamo girato e dovevamo montare per farne una storia attraente, anche godibile». Vi siete cacciati nel “componimento misto di storia e invenzione” che inquietava addirittura Manzoni... «Un po’ sì. Ma in modo avveduto. Abbiamo costruito, attenti alla verosimiglianza storica e anche con l’aiuto prezioso di uno scrittore del collettivo Wu Ming, un “protagonista anonimo” usando le poche notizie dei 2 cineamatori, soprattutto di quello che aveva già esperienze belliche (Spagna, Africa) ed era stato ferito. I reperti contenevano anche i loro home movies che abbiamo usato per lo spessore umano». Altro materiale usato? «Immagini dell'Istituto Luce. Ma soprattutto le parole, lette da Emidio Clementi, tratte dai diari dei militari. Qualcuno ben noto (Nuto Revelli, Mario Rigoni Stern) con citazioni contenute, altri disponibili all’archivio di Pieve S. Stefano, molti rinvenibili sul web, imbevuti di fame d’affetto e di cibo». Il film non si ferma al 1943. «Ci siamo resi conto che i luoghi in cui i nostri soldati sono stati occupanti e vittime, sono proprio gli stessi delle attuali tensioni tra Ucraina e Russia. Territori molto vasti, con pochi elementi geografici di distinzione e una indelebile permanenza nella memoria di secolari violenze conservano ferite sempre aperte. È una miscela incendiaria che dovrebbe impensierire tutto il mondo». E anche il nostro Vicentino, terra di alpini in cui molti ceppi famigliari hanno subito lutti e attese senza fine di scomparsi nella campagna di Russia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Enzo Pancera
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