06 agosto 2020

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31.01.2020 Tags: Cinema

Bassano, la fotografia della disgregazione De Matteo racconta la società in declino

Marco Giallini, il regista Ivano De Matteo e Massimiliano Gallo in centro a Bassano durante le ripreseL’attrice Cristina Flutur
Marco Giallini, il regista Ivano De Matteo e Massimiliano Gallo in centro a Bassano durante le ripreseL’attrice Cristina Flutur

Alessandro Comin BASSANO Casa Betania, sui colli di San Giorgio, trasformata nella villa dei titolari delle “Cantine Tamanin” (perché vino e cognomi tronchi sono garanzia di immediata riconoscibilità della provincia veneta). Piazza Garibaldi con generosi interni del caffè Danieli, tempio dei peccati di gola. Scorci fugaci di viale dei Martiri e del piazzale davanti a Villa Rezzonico. Infine, il cortile del Castello degli Ezzelini, sede di una lunga festa benefica per la parrocchia rovinata da un improvviso temporale, metafora del passaggio da una giornata solare di buona borghesia a una notte di vizi e meschinità inconfessabili. Ecco la Bassano di “Villetta con ospiti”, il film di Ivano De Matteo da ieri nei cinema italiani e che oggi sarà proiettato in città (alle 18 in sala Da Ponte e alle 20,30 in sala Martinovich) alla presenza del regista. Un altro alloro nella bacheca di Vicenza film commission, che ha portato ai piedi del Grappa le riprese a pochi anni da quelle della fiction “Di padre in figlia” (e a mezzo secolo da quel “Commissario Pepe” che resterà inimitabile). Va detto subito che Bassano è tutta concentrata nei primi 35 minuti, perché negli altri 50 il film si trasforma in un “kameraspiel” concentrato all’interno della labirintica villetta Tamanin, dove, in una notte interminabile e serrata al tempo stesso, si consuma una tragedia figlia della paura del diverso e di un malinteso senso di legittima difesa che alla fine renderà tutti colpevoli. Non aspettatevi cartoline dagli esterni: volutamente generici, servono a introdurre i personaggi, caratterizzandone una finta rispettabilità che svanisce man mano in tutti. Ci sono l’ereditiera ansiosa Michela Cescon, il marito romano Marco Giallini, disprezzato dalla suocera vedova Erica Blanc, il medico Bebo Storti, il parroco Vinicio Marchioni, il poliziotto Massimiliano Gallo, uno più compromesso dell’altro, il personale di servizio straniero e i figli ribelli, sia veneti che romeni. De Matteo, con la compagna sceneggiatrice Valentina Ferlan, cosparge il percorso di allegorie (le scene di caccia, il tempo che peggiora) e sbrigative citazioni (Il cacciatore, Youth, Seven, Carnage). Fedele al suo cinema pessimistico che rappresenta le disgregazioni della società attraverso la sua cellula potenzialmente più sicura e invece incubatrice delle peggiori storture, ovvero la famiglia, il regista intreccia indissolubilmente il destino di tutti i protagonisti anche a costo di forzarne le reazioni e non approfondirli. Così tra tante interpretazioni un po’ monodimensionali giganteggia la recitazione di Cristina Flutur, non a caso già Palma d’oro a Cannes, nei panni della governante-madre romena. E anche questo diventa suo malgrado una metafora: al cospetto dei nuovi umili, l’umanità della provincia italiana sembra perduta per sempre nell’arroganza e nell’ipocrisia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Comin
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