lunedì, 22 aprile 2019
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20.01.2019

Scena muta

Le cronache politiche narrano del rinvenimento, tra i morbidi divanetti del Transatlantico, di un manuale destinato ai parlamentari pentastellati. Un prontuario di sei paginette che dettaglia cosa sarebbe opportuno dire e cosa è vietato dichiarare a giornali e tv, dal reddito di cittadinanza alla Tav. Molti lo chiamo il codice “Rocco”, dal nome dell’autore: quel Rocco Casalino già noto per la partecipazione al primo Grande fratello. Si tratta di un documento prezioso, che aiuterà gli storiografi del futuro a ricostruire la politica italiana di questi tempi, fatti di un’overdose di propaganda estesa a larghe fette di un parlamento mai così genuflesso ai leader di partito e ai desiderata del governo. Nelle sei pagine ritrovate, tuttavia, non c’è traccia delle eccezioni. Sì, perché con tutta evidenza, tra i peones, c’è chi può farsi microfonare per almeno ripetere la lezioncina mandata a memoria e chi invece non può proprio parlare nemmeno per conto terzi. È il caso delle due vicentine Sara Cunial e Barbara Guidolin, in perenne e rigoroso silenzio stampa, malgrado agli albori i grillini ci tenessero a qualificarsi non come onorevoli (orrore), ma come portavoce dei cittadini. Questa voce, però, ancora non l’abbiamo udita e ormai è trascorso un anno. Forse si sono semplicemente avvalse della facoltà di non rispondere agli odiosi giornalisti, forse ritengono che in questa gran confusione le si noti di più se tacciono. E tuttavia questa afonia è una stonatura per un partito che sventolava la bandiera della trasparenza. C’era una volta un Movimento che prometteva di impugnare l’apriscatole per raccontare tutto quello che accadeva nei palazzi romani: c’è oggi un partito che si infligge la sordina e a volte persino il bavaglio. •

di GIAN MARCO MANCASSOLA
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