martedì, 29 settembre 2020
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08.01.2020

Qua la mano

Si dice che fare il sindaco di una grande città non ti permette di cambiare niente. Ma farlo in una piccola invece sì. Per quanto riguarda il calcio, è vero. I cambi di panca a Genova e Firenze sembrano davvero aver aiutato il Grifone e la Viola: buona la prima di Nicola contro il Sassuolo, (ma se arbitravano le renne di Babbo Natale era meglio), e quasi buono il battesimo di “Beppe picchia per noi” Iachini raggiunto dal Bologna allo scadere. A Malpensa è atterrato il befanone Ibrahimovic per dar man forte al Milan che, non ce ne vogliano i tifosi, è da considerarsi di fatto una piccola città. Alla conferenza stampa, sorrisi imbarazzati, molto inteneriti e interisti: «Suvvia, c’ha quasi 40 anni, ma dove va?». Noi non sorridiamo: Zlatan è ancora fisicamente integro, (mezz’ora di rodaggio contro la Samp), ha lo stesso occhio della tigre di quando arrivò in Italia, e quel suo «So esattamente cosa devo fare», è una minaccia ed una promessa per tutti gli avversari. Boban e Maldini ne han fatto finalmente una giusta: con il campione svedese, il Milan riuscirà di certo a salvarsi. Ché, dopo la disfatta contro l’Atalanta, di questo si deve parlare: di raggiungere quota 41. E poi ci sono i sindaci di una grandissima città che molti giudicano inadeguati. Uno a caso, il Cinghialone Sarri che perduta la Supercoppa da Inzaghi (sindaco di una media città che i molti di prima gradirebbero al posto di Maurizio), secondo i soliti ignoti, avrebbe fatto perdere la testa a De Ligt per l’ennesima volta non schierato dal primo minuto. Si vocifera d’una lite tra i due. Tranquilli - ci dicono gli juventini - tutto a posto, è bastata una stretta di mano. Tranquilli mica tanto. Dovete chiarire. Stretta di mano di che tipo? Per caso, era papale? •

di GIANCARLO MARINELLI
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