lunedì, 03 agosto 2020
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10.01.2020

Patente militare

Le due ragazze morte in corso Francia a Roma e i sette ragazzi rapinati alla vita nella tragedia che ha insanguinato l’Alto Adige impongono una riflessione. In entrambi i casi i conducenti sono risultati positivi all’alcol test (3 volte sopra il limite nel primo caso, 4 nel secondo). Se è vero che negli ultimi lustri gli incidenti son diminuiti, sono invece impressionanti i dati relativi all’uso di alcol e di droghe di chi è stato beccato alla guida: dal 2014 in poi si oscilla sempre tra le 41/43 mila infrazioni per alcol, e tra le 4/5 mila per stupefacenti. Inutile sottolineare che “all’emerso” corrisponde un “nascosto” che nessuno può stabilire: quanti sono effettivamente ogni giorno le persone che in Italia si mettono alla guida in stato di ebbrezza o di alterazione? I dati ci dicono che si tratta nella maggioranza di ragazzi tra i 18 e i 25 anni. E qui contestiamo i numeri. Nella loro formulazione. Smettiamola di chiamarli «ragazzi» perché poi quando accade il fattaccio, la via per la «ragazzata», «in fondo l’abbiamo fatto tutti», «che sfiga ha avuto», è breve. Quando si è volante si smette di essere ragazzi. Così come quando si andava in guerra. Le madri dei soldati mettevano le candele sulle finestre quando li sapevano al fronte, la mia faceva la stessa cosa quando i suoi figli uscivano il sabato sera. Solo quando si muore o si uccide, allora sì: «Erano solo dei ragazzi». D’accordo il discorso culturale antisballo, ma il bla bla diventa intanto il silenzio nei cimiteri. Urgono 3 interventi. Primo: impostare in modo militare l’esame della patente, tale e quale a un porto d’armi. Secondo: stringere ancora più i lacci su locali e distributori. Terzo: sottoporre a alcol test chi ancora parla di liberalizzare le droghe leggere. •

di GANCARLO MARINELLI
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