domenica, 22 settembre 2019
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07.01.2019

Manette gialle

L’immancabile tweet di Matteo Salvini, alcuni giorni fa, strizzava l’occhio ai manifestanti sugli Champs-Élysées: «Fa piacere sapere di avere sostenitori anche tra i francesi stanchi di Macron», seguito da una faccina ammiccante ai gilet gialli che paralizzano le strade francesi. «Noi in Italia non abbiamo i gilet gialli perché il governo gialloverde dà risposte al malcontento», aggiungeva Emilio Carelli, che dev’essere uno dei pochi giornalisti che non rientra nelle categorie “pennivendoli” e “put...” di pentastellata genitura, visto che Di Maio, iscritto all’Ordine pure lui, gli ha regalato un seggio da deputato a 10 mila euro al mese. I gilet gialli in Italia non ci sono, forse perché è come dice Carelli, forse per altre ragioni. Ma soprattutto rischiano di non esserci mai, a meno che qualcuno non ambisca a guadagnarsi le manette. Perché chi si mette di traverso e blocca una strada anche senza violenze, foss’anche per la più nobile delle ragioni civiche, sindacali o ambientali, nell’Italia del 2018 commette un reato: si chiama “blocco stradale”, condotta depenalizzata nel 1999, ma che da poche settimane è tornata ad essere il crimine che fu. Lo ha sancito il decreto Salvini, quello chiamato sicurezza. Sicuro è che qualcuno ci penserà due volte prima di occupare una strada per difendere una causa, come quella dei gilet gialli, dei Forconi o dei No Dal Molin. O come quella dei No Tav, tanto cari ai 5 stelle, o degli allevatori delle quote latte - che a Vancimuglio spararono letame sull’autostrada - storico bacino elettorale della Lega. Il governo che annuncia barricate in ogni dove, in nome del popolo, al popolo non gliele fa fare più. Meglio cautelarsi, non si sa mai. Ché poi anche Macron era partito bene... •

di MARCO SCORZATO
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