mercoledì, 19 giugno 2019
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20.04.2019

Il treno del cambiamento

Remo Sernagiotto corre alle Europee con Fratelli d’Italia. Ha cambiato treno, l’ex assessore regionale di Forza Italia. Cinque anni fa fu eletto all’Europarlamento con i berlusconiani, poi un anno dopo saltò sulla carrozza dei Conservatori e riformisti europei e ora ritenta la via per Strasburgo: con il convoglio meloniano. Sarà in lista con Elisabetta Gardini, anche lei convertita ai Fratelli dopo una vita con Berlusconi. La costante è la destinazione, quel seggio europeo, ma cambia il mezzo su cui arrivarci. Non sono i soli a tentare il ritorno in Europa. C’è chi ci prova senza cambiare mezzo, come Alessandra Moretti. Il suo è il caso, diverso, in cui il treno è sempre quello, il Pd, ma cambia spesso destinazione: in sei anni l’ha portata prima a Roma, poi a Strasburgo, poi a Venezia e ora è di nuovo sul binario per l’Europa. Ci sono infine altri volti a caccia di riconferma e sempre con lo stesso treno, vedi Mara Bizzotto e la Lega. Stesso treno? Formalmente sì, ma molte cose sono cambiate: dal simbolo è sparito il nord e nel programma il regionalismo è stato spazzato via dal sovranismo. È l’effetto-Salvini. Eppure c’era proprio lui, Salvini, a guidare la Lega cinque anni fa, alle passate Europee. Il 17 aprile 2014 veniva grintoso a Montecchio Maggiore. Non per un comizio, ma per la campagna della Lega nord che raccoglieva firme per «l’indipendenza del Veneto». Nientepopodimeno. «È una necessità», diceva al Giornale di Vicenza. E dettava la linea: «Basta euro». Sventolava sicuro i volantini: «Fuori dall’euro ritorna il lavoro». Sono passati cinque anni e Bizzotto sale sul vagone ritinteggiato a nuovo da Salvini: «Ci siamo entrati male, ma dall’euro non si esce», dice lei. Tutti a bordo, allora, il treno del cambiamento sta per partire. •

di MARCO SCORZATO
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