martedì, 17 settembre 2019
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01.02.2019

Il Dio dei bambini

Cantava Zucchero: «Tutti mi chiedono se credo in Dio/ E lui crede a me?». Nessuna domanda per la Cina e per i suoi governanti comunisti che hanno impartito questa minacciosa direttiva a scuole e famiglie: guai a chi dirige i bambini verso la religione, guai a insegnar loro che esiste Dio, un essere trascendente, una qualsivoglia entità spirituale superiore a Mao, in grado di muovere canti, preghiere, adunanze. E insomma, per il regime dei mandarini marxisti, trattasi di difesa della salute dei minorenni: l’oppio dei popoli ha sempre fatto male, soprattutto ai figli. Il problema è che chiedere a un bimbo di non credere in Dio è come chiedere al sottoscritto di girarmi dall’altra parte tutte le volte che vedo una foto di mia madre. L’infanzia è di per sé una tensione continua, ancestrale, vorrei dire, verso la divinità: il gioco d’un bimbo con tre soldatini e una bambola è la metafora della creazione; i dialoghi con il compagno immaginario materializzano di fatto l’angelo custode; il rapporto quasi ventriloquo con l’altro da sé - che sia un sasso, un albero, un gradino - è la dimostrazione dell’onnipotenza del bambino convinto di animare ciò che è inanimato, e viceversa. A questo proposito, illuminanti sono le pagine di Giuseppe Berto sulla stessa idea di morte che si ha a quell’età (il terrore che la fine arrivi e ci colga sporchi, colpevoli, non perfettamente innocenti), per capire quanto la fede che sublima e supera la terra e i corpi, sia parte integrante dell’età verde. Cari i miei dementi indottrinati, non sappiamo se Zucchero crede in Dio, non sappiamo se Dio crede in Zucchero, ma sappiamo di certo che Dio crede nei bambini. Per cui, rassegnatevi: i comunisti non mangiano i bambini. I bambini mangeranno i comunisti. •

di GIANCARLO MARINELLI
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