martedì, 11 agosto 2020
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08.02.2020

Il confessionale del Festival

Il Festival di Sanremo è sempre più insopportabile. Come ogni confessionale dove s’accomoda un peccatore che non vuole l’assoluzione per mondare la sua coscienza, ma solo per paura che Dio esista e lo mandi all’inferno. Si prenda il caso di ‘sto pseudo rapper sconosciuto ai più e conosciuto in Rete alla stregua d’un video (corona)virale dove un tizio fa il record di rutti o scoregge, nonostante le sue canzoni sul piacere dello stupro e sul legittimo espianto del viso di una donna per rinforzare la maschera da uomo ragno cerebroleso. E nonostante il gratuito vaffa all’Italia e alla Polizia, Amadeus e compagnia cantante han scelto di andare avanti. Come la mettiamo con le donne e le associazioni che hanno scritto e insistito per l’esclusione? Mi dispiace, signore, nessuna censura nella nostra santa, apostolica democrazia. Ma visto che in ‘sto festival vi prendete sul serio, visto che tra le canzonette v’arrogate il diritto di infilarci dentro politica, economia, battaglie civili, come ci comportiamo con tutte le vittime che denunciano ogni giorno offese e minacce alla loro incolumità? La polizia deve rispondere come voi? «Un uomo l’ha minacciata di stupro e di buttarle l’acido in faccia? Suvvia, trattasi di impeto creativo, nessuna censura». Nessun intervento. Sanremo è la condanna secolare del popolo italiano dove in perfetto stile vaticanista della pena comminata ciò che conta è solo la sua funzione rieducativa. Per cui chi è entrato come un caso clinico che stonava nefandezze, ora deve uscire come un caso umano che canticchia Perdonatemi. Con al posto della maschera una ghirlanda di rose. Facciamo tutti di più l’amore, ha pontificato Benigni. Stupro in più stupro in meno, nell’orgia con Beppe Vessicchio non se ne accorgerà nessuno. •

di GIANCARLO MARINELLI
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