lunedì, 03 agosto 2020
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27.01.2020

Il citofono e Sanremo

Settimana dello striscione tornato di moda. Il pret-a-porter ha avuto come capitali Napoli e Roma. E sì che il buon Sarri era stato fin troppo buon prima della tenzone con i suoi ex tifosi napoletani: “Se dovessero arrivarmi dei fischi li giudicherei come gesti d’affetto”. Subito accontentato. Al San Paolo, lungo i cavalcavia, persino al Maschio Angioino lenzuolata d’amore: “Sarri Gobbo Bastardo”. Ora: se i fischi per Maurizio son gesti d’affetto, queste soavi parole cosa sono? Un invito al matrimonio? Fuori da Trigoria invece i laziali si son sbizzarriti in un manifesto in due parti. Futurismo, dadaismo, surrealismo; robetta in confronto. Il primo: “Zaniolo come Rocca, lo zoppo de Roma”. Per chi non lo sapesse, il sinistro parallelismo gioca sull’infortunio della giovanissima stella capitolina molto simile a quello del campione della Roma che fu. A nulla è servita la reazione della figlia del glorioso Kawasaki, (il soprannome di Francesco Rocca): “Fate schifo, vergognatevi per l’eternità”. Ma per i balordi, vale un titolo del grande Theo Angelopoulos: “L’eternità e un giorno”. E difatti 24 ore dopo ecco il manifesto parte seconda: “A casa di Zaniolo oltre al ginocchio de rotto c’è puro er cu…”. Risposta in perfetta assonanza del convalescente attaccante della Lupa: “Sfondiamoli”. A incorniciare l’edificante paesaggio non poteva mancare una sorta di parabola evangelica che gira in Rete e via cellulari: “Mio figlio fa parte di un esperimento sociale. Deve indossare una felpa della Juve per vedere come la gente reagisce. Finora ha ricevuto sputi, pugni e insulti. Interessante capire cosa gli succederà quando uscirà di casa”. Siamo dubbiosi: chiediamo a Salvini di citofonare a casa di questa famiglia o proponiamo questo testo a Sanremo? •

di GIANCARLO MARINELLI
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