martedì, 16 luglio 2019
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16.06.2019

Equo canone

In uno sfigatissimo programma Rai, uno di quelli in cui si prende un comico che siccome non sa far ridere nessuno allora lo si spaccia per “impegnato”, vengono invitati due sgarruppati cantanti: Leo Zappalà in arte Scarface e Niko Pandetta in arte Tritolo. Quest’ultimo nipote di un boss condannato all’ergastolo per mafia. Dopo aver visto un filmato su Falcone e Borsellino, il primo dice: «Persone che hanno fatto queste scelte conoscono le conseguenze. Se ci piace il dolce, ci deve piacere anche l’amaro». Insomma, pare stia commentando l’esonero d’un allenatore e non l’infame massacro di giudici eroi e delle loro scorte. Sentiamo invece Tritolo: «Mio zio scrive i testi delle canzoni dal 41 bis. Il primo cd l’ho finanziato con una rapina». Finanza creativa. Flat tax al 2%: sul passamontagna e sulla lupara. Per fortuna qualcuno s’è indignato, ma calma ragazzi calma, il comico presentatore che non fa ridere né presenta nessuno alza le mani: «Gli ho detto che deve studiare, che la mafia è merda, gli ho parlato di Pio La Torre e dei grandi siciliani, ed è scattato l’applauso». Gli fa eco Freccero: «Indignati e costernati, abbiamo reagito subito». Bene, bravi, ma niente bis, perché non vi crediamo. Neanche un po’. Perché invitare due emeriti sconosciuti in una trasmissione il cui esordio era stato un flop? Cosa ci si aspettava da lor signori se non qualche bestemmia sulla legalità o un elogio della criminalità? Quale cantico dei cantici ci poteva sorprendere da uno che dice: «Postando che sono mafioso ho più followers»? Ha ragione Maria Falcone a minimizzare: trattasi di vomito di imbecilli. Ma vomito attira vomito. Anche quello degli intelligenti. Quando devono pagare il canone. •

di GIANCARLO MARINELLI
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