sabato, 26 settembre 2020
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25.11.2019

Dottori o somari?

Sabato, in Olanda, c’è stato un minuto di sciopero del calcio in segno di protesta contro gli episodi di razzismo che hanno coinvolto Moreira, in forza al Rotterdam e insultato dai tifosi del Den Bosch. E che ha fatto Marco Van Basten, (forse l’attaccante più forte di sempre), ospite nello studio Fox Sports? Ha salutato un tecnico di origine tedesca come un nazi consumato: “Sieg Heil”. Mancava solo che battesse i tacchi. Pardon: i tacchetti. Critiche da ogni dove e pronte scuse del vecchio “cigno” del Milan: «La mia è stata solo una battuta infelice». Era già capitato: Buffon con la maglietta “Boia chi molla”; un altro sconosciuto con scritto “Colpirne uno per educarne cento”; i saluti romani di Di Canio e pugni chiusi di Lucarelli. Non vogliamo mancare di rispetto, ma la domanda è: i calciatori fanno “battute infelici” o non si rendono proprio conto di quel che dicono? La sensazione è che siamo dalle parti della seconda. E cioè che manchi, (chiariamoci: non solo a loro), una sufficiente scolarizzazione per distinguere il bene dal male. Ripensiamo con tenerezza a un giocatore del Napoli che, faticando a leggere un comunicato della squadra, preferì darlo a un giornalista per declamarlo al suo posto; certo, i tempi son cambiati, ma da come parlano e da come si comportano siamo convinti che il livello culturale dei calciatori sia ancora da medio bassa classifica. Dai modelli di comportamento per migliaia di tifosi, (sovente allo stadio pronti a scatenare i peggiori istinti), dobbiamo esigere una solidità di pensiero che non permetta più scivoloni. Tanto per capirci: non può più accadere che il Donnarumma di turno salti il diploma perché vuol diventare il portiere della Nazionale. Non li vogliamo tutti dottori. Ma nemmeno troppo somari •

di GIANCARLO MARINELLI
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