lunedì, 23 settembre 2019
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17.03.2019

Da Molvena al Palais de Tokyo

Dalle colline della Pedemontana, che per quanto deliziose sono ai confini del mondo, si può arrivare ad un tempio dell’arte contemporanea come il Palais de Tokyo. Si può essere glocal, quella cosa che piace molto agli economisti: difendere la propria identità locale e affacciarsi ai mercati planetari. Ma per una volta il business non c’entra. O meglio: non è un peccato ma una virtù originale. Parliamo dei Bonotto, famiglia di Molvena attiva nel tessile di lusso: dopo trascorsi dei bisnonni tra cappelli di paglia e filati, la quarta generazione ha inventato la Fabbrica lenta. Un ritorno all’antico che fa impazzire i compratori stranieri attorno a vecchi telai meccanici che producono geometrie e sfumature per grandi griffe. Il tutto si svolge in un contenitore aziendale che trasuda arte della corrente Fluxus, collezionata da Bonotto senior, Luigi, amico di Yoko Ono, ma anche tra i tanti di Joseph Beuys, Merce Cunningham, John Cage. Luigi dagli anni Settanta ha raccolto oltre 15.000 documenti sul movimento Fluxus e la Poesia concreta, sonora e visiva ospitando decine di artisti: dal 2013 ha deciso attraverso la Fondazione di mettere a disposizione i materiali sul web ma anche in progetti universitari e in prestiti a mostre e musei. Le opere restano sparse in fabbrica, senza coerenza museale, ad accompagnare democraticamente tanto gli operai che i creativi lungo scale e magazzini, ma da Molvena si irradia arte ovunque. Uno dei due Bonotto junior, Giovanni, già allievo di Umberto Eco, ne è diventato maestro usando “gli occhiali della fantasia”. Ora sotto la Tour Eiffel per 2 mesi risuonerà la poesia sonora di questa collezione d’arte, che stimola il pensiero globale da un paese di 2500 abitanti. Beh, ci vuole stoffa per riuscirci. •

di NICOLETTA MARTELLETTO
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