martedì, 12 novembre 2019
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04.10.2019

Uno schiaffo al “made in Italy”

Stavolta il proverbio non vale: fra i due litiganti, che sono gli Stati Uniti e l’Unione europea, il terzo, l’Italia, non gode. Al contrario, il nostro Paese rischia di rimetterci pesantemente dalla proclamata guerra dei dazi che scatterà il 18 ottobre tra il Vecchio e il Nuovo continente. A gongolare per l’imminente campagna d’autunno contro i beni provenienti dall’Europa, è il presidente Donald Trump, compiaciuto per la decisione del Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio) che ha dato luce verde alla possibilità di introdurre imposte punitive ai prodotti europei quale rappresaglia statunitense agli aiuti di Stato concessi dalla Ue all’Airbus. In attesa, peraltro, del pan per focaccia, visto che l’Unione ha richiesto al Wto un’analoga disposizione per consentire agli europei di tassare i prodotti nordamericani come risposta ai loro pubblici aiuti nei confronti di Boeing. Tale provvedimento è previsto per i primi mesi del 2020. Ma intanto, se non ci saranno interventi risolutivi che solo la politica al di qua e al di là dell’Oceano può ottenere, al «made in Italy» sarà caricata una tariffa del 25 per cento in più, pur non avendo il nostro Paese né, tantomeno, i nostri esportatori alcuna responsabilità diretta nell’attività dell’impresa franco-tedesca che costruì l’Airbus. Ma anche se l’avessero - siamo o non siamo tutti cittadini europei? - il danno già calcolabile per le nostre eccellenze all’estero è tanto notevole (circa mezzo miliardo di euro, secondo Coldiretti) quanto inaccettabile. Duramente colpito il settore agro-alimentare, secondo i primi dati di un elenco che indica chi potrà salvarsi dalla scure, e chi no. Il vino e l’olio sarebbero esclusi dai dazi, a differenza di gran parte dei formaggi, succhi, agrumi e liquori. Ma che i prodotti della dieta mediterranea siano al riparo dagli aumenti, è magra consolazione, a fronte del «made in Italy» che, anche in altri campi come la manifattura, non beneficeranno della stessa clemenza. «Tassiamo la Coca-Cola», già propongono in Francia per provocatoria reazione. Mai come oggi è il governo italiano a dover farsi carico, sia in proprio, sia d’intesa con l’Unione europea, di un’azione diplomatica vigorosa per trovare un accordo di buonsenso con l’amico e alleato americano. La guerra dei dazi è l’esatto contrario del senso stesso dell’Europa, sorta come istituzione unita e solidale per superare ogni barriera. Il muro commerciale di Trump non è di questo mondo. •

di FEDERICO GUIGLIA
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