giovedì, 09 luglio 2020
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30.01.2020

Una previdenza “sostenibile”

Non poteva partire sotto auspici peggiori il confronto fra governo e sindacati sulla riforma delle pensioni. Ieri, a far scattare il semaforo rosso ad ogni ipotesi di allentamento dei cordoni della borsa, è stato il Fondo Monetario Internazionale. Il messaggio dei super-esperti di Washington è stato subito respinto al mittente dai sindacati e guardato con sospetto dai partiti della maggioranza, a cominciare dai Cinquestelle. Certo, entro la fine del 2020, con lo stop alla cosiddetta Quota Cento, bisognerà evitare la creazione di un nuovo scalone previdenziale, con un allungamento di cinque anni dell’età pensionabile nel giro di un mese e con il rischio di creare un altro esercito di potenziali esodati. Ma è altrettanto vero che Quota Cento rischiava di aprire un nuovo buco nei conti dell’Inps, facendo crescere la spesa e, aggiungono egli esperti dell’Fmi, «creando discontinuità nell’età del pensionamento». L’esatto contrario dei due interventi che il Fondo, nella sua tradizionale nota sulla situazione del Paese, suggerisce. Primo, collegare sempre di più l’addio al lavoro alle aspettative di vita. Secondo, erogare assegni che rispecchino in pieno i contributi versati dai lavoratori durante il periodo di attività. Il rischio, infatti, è che nei prossimi decenni le pressioni sulla spesa «possano aumentare considerevolmente», soprattutto per effetto dell’invecchiamento della popolazione e della mancanza di nuovi posti di lavoro. Se il Paese non si rimette in moto, se non ripartono gli investimenti, se non si crea occupazione, fra trent’anni ci saranno più pensionati che lavoratori attivi. Una prospettiva che getta un’ombra scura sulla tenuta dell’Inps. Bene hanno fatto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri e quello del Lavoro, Nunzia Catalfo, a nominare una commissione per fare il punto sulla situazione. Vedremo i risultati. Un fatto è certo: quello che davvero non possiamo permetterci è l’ennesimo salto nel buio, allargando i cordoni della spesa previdenziale quando non possiamo ancora permettercelo. Questo non significa, ovviamente, che non si possa ragionare su una maggiore flessibilità nell’uscita dal lavoro. Ma significa che bisogna fare grande attenzione ai saldi di bilancio, evitando di smontare quel tanto di buono che è stato fatto negli ultimi anni dal nostro Paese. Fughe in avanti, insomma, sono pericolose. E, alla fine, potrebbero tradursi in un vero e proprio boomerang per le generazioni più giovani. •

di ANTONIO TROISE
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