giovedì, 09 luglio 2020
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27.01.2020

Un po’ di ossigeno al governo Conte

C’è stato l’effetto-sardine. Stando alle proiezioni elettorali, cioè alle previsioni statistiche in base ai risultati parziali verso le 0.42, in Emilia-Romagna si va verso la vittoria di Stefano Bonaccini (centrosinistra) in vantaggio su Lucia Borgonzoni (centrodestra) nel voto politicamente più atteso. Un divario chiaro anche se ristretto, a livello di coalizioni; più largo invece nel confronto tra i due candidati presidenti. Si delinea, invece, un più netto successo del centrodestra con Jole Santelli su Pippo Callipo, candidato del centrosinistra, nell’appuntamento regionale in Calabria. Dunque, se il conteggio reale e finale confermerà le indicazioni, la spallata di Matteo Salvini si sarebbe fermata a Bologna. E, se così fosse, l’aver riconquistato l’Emilia-Romagna per il centrosinistra significherebbe almeno due cose: aver arrestato la sequenza di sconfitte regionali di fila subìte negli ultimi tre anni (dodici su tredici elezioni perse, dalla prima in Sicilia alla penultima in Piemonte). Ma, soprattutto, aver trasmesso nuovo e fresco ossigeno al governo-Conte, che molto rischiava, se il centrodestra avesse preso (o prendesse, se il voto definitivo dovesse rovesciare le proiezioni) pure la più importante regione rossa per eccellenza. Invece, se l’esito elettorale è quello preannunciato, la maggioranza giallorossa potrà tirare un sospirone di sollievo e giovarsi del conforto politico-elettorale tutt’altro che scontato. E probabilmente arrivato (lo scopriranno poi le analisi sul voto) sull’onda di un sorprendente e fortissimo ritorno alle urne di cittadini, ringraziati da Salvini e Zingaretti, che in precedenza le avevano disertate per delusione nei riguardi dei propri referenti a sinistra. Tutto lascia, invece, supporre che l’effetto-sardine, con un’affluenza alle urne quasi raddoppiata in Emilia-Romagna rispetto a cinque anni fa, abbia prodotto quella mobilitazione in parte civica (apprezzamento per l’amministrazione dell’uscente Bonaccini), in parte politica, cioè anti-salviniana, alla base della vittoria “annunciata” del centrosinistra. Per consolarsi, il centrodestra può intanto guardare alla Calabria, la dodicesima regione acquisita nel tempo. E sperare nell’inevitabile competizione che nascerà nella maggioranza pur rinfrancata dal voto emiliano-romagnolo, ma con un Pd più vigoroso e agguerrito, perché decisivo per la riscossa di Bonaccini, rispetto ai Cinquestelle, sconfitti a Nord e Sud. Cambierebbero gli equilibri nel governo giallorosso e d’ora in poi rossogiallo, in attesa che le urne certifichino gli annunci. •

di FEDERICO GUIGLIA
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