martedì, 12 novembre 2019
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07.10.2019

Trieste e le risposte della politica

C’è un filo rosso, tutt’altro che impercettibile, che lega l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Cerciello Rega, avvenuto a Roma il 26 luglio per mano di un ragazzo americano, a quello dei due agenti Demenego e Rotta della questura di Trieste, ammazzati venerdì negli uffici della polizia dallo schizofrenico killer dominicano Meran. Il legame è che dietro la banalità di un servizio in apparenza di routine, per chi fa l’operatore del pronto intervento, può sempre nascondersi l’insidia fatale. Nella capitale rappresentata dalla droga che inibisce la razionalità e scatena la violenza; nel capoluogo giuliano la malattia psichiatrica che altera l’equilibrio. I tutori dell’ordine lo sanno e fa parte del loro bagaglio professionale. Ugualmente nel 2019 questa tragica contabilità vede già sette vittime: nei mesi scorsi era toccato a carabinieri del 112 e ad agenti della polizia travolti sulle strade mentre rilevavano incidenti. Bene ha fatto, dunque, il capo dello Stato Mattarella a ricordare a noi tutti che carabinieri, poliziotti, finanzieri e agenti di polizia locale - gli unici lo ricordiamo ad avere il monopolio dell’uso della forza nella Repubblica - vigilano in ogni momento sulla nostra sicurezza da Bolzano a Trapani, e verso di loro va la nostra gratitudine. Ma va aggiunto, al di là delle polemiche sui morti che possono nascondere speculazioni politiche, che chi sovraintende in prima linea al rispetto della legalità va messo nelle condizioni di operare al meglio con dotazioni adeguate. A cominciare dalle fondine per finire alle macchine. Il governo non può lesinare risorse verso chi rischia la vita ogni giorno. Non va sottaciuto, poi, come ha sottolineato il capo della polizia Gabrielli, che gli stranieri in Italia sono il 12%, ma commettono un terzo dei reati. Un dato in crescita che preoccupa. Al di là delle strumentalizzazioni di chi non tiene conto che l’integrazione in una società multietnica è un valore, non foss’altro per le necessità del nostro apparato industriale, non si può far finta di nulla. Il problema c’è. È il rispetto delle regole. Il rischio va ridotto. La giustizia che inevitabilmente arriva dopo le tragedie, è magra consolazione per i familiari delle vittime. Il malessere che alligna da tempo tra le forze dell’ordine, e che non ha risparmiato nelle rivendicazioni sindacali alcun esecutivo di destra e sinistra, è sintomatico. Dall’epoca del terrorismo rosso fino agli anni Novanta a causa della criminalità organizzata; proseguendo col fondamentalismo islamico, le forze dell’ordine sono un insostituibile baluardo di democrazia. Ma la politica deve sapere dare risposte. •

di IVANO TOLETTINI
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