sabato, 11 luglio 2020
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08.02.2020

Treni d’Italia tra luci e ombre

Devo andare dal Veneto a Roma, cosa prendo, treno o aereo? C’è appena stato l’incidente al Frecciarossa partito da Milano, due macchinisti sono morti sul colpo, la locomotiva è volata fuori dai binari per quattrocento metri. Gli italiani sono sotto choc, la fiducia nei treni è crollata, dunque cosa prendo, treno o aereo? Forse molti lettori mi consigliano l’aereo. Li capisco, anche perché ci sono tante rogne nelle ferrovie, scioperi, proteste, ritardi. Ma io rispondo: treno. Questo è un incidente grave ma casuale, quelli che viaggiano spesso come me devono saper distinguere tra colpa del mezzo e colpa dell’uomo, se è colpa dell’uomo, o errore umano, si può verificare anche negli aeroporti oltre che nelle stazioni ferroviarie. I treni locali sono un martirio. Lenti, sporchi. Ma le Freccerosse sono belle, sono comode, sono tante, non devi aspettarle a lungo, ti portano dal cuore della tua città al cuore della città d’arrivo. E poi sono competitive. Ci sono Stati stranieri, la Spagna in primis, che comprano i nostri Frecciarossa a decine. Avere le Freccerosse è un vanto. Non ci rinuncio. Sarebbe un gesto di autolesionismo se adesso, magari per qualche tempo, entrasse nel cervello dei nostri viaggiatori la sfiducia nei nostri treni, e calassero i clienti. A quanto risulta finora, a Milano è successo che un Frecciarossa è slittato dal binario che stava percorrendo verso un binario che non doveva imboccare, ma lo ha fatto perché uno scambio lo ha obbligato, instradandolo sulla direzione sbagliata. Chi ha impostato quello scambio ha sbagliato. È stato un errore umano. Un pesante errore umano. Dicono che le linee sono sovraffollate, ma il super-traffico non logora le rotaie o i motori, logora gli uomini che lavorano nelle stazioni, ed è su di loro che bisogna aumentare l’assistenza e la vigilanza. Qui a Milano un controllore del traffico ha dato il via libera al treno mentre non doveva, perché i lavori appena eseguiti su quella linea avevano lasciato uno scambio aperto: ci voleva una supervisione su quel controllo. In questo momento non c’è nessuno sotto indagine, e questo non va bene. Qualcuno ci dovrebb’essere. Ci sentiremmo più sicuri. I nostri super-treni devono continuare a meritare la fiducia di noi clienti e degli stranieri acquirenti. «I pazzi si dividono in due categorie: c’è chi si crede Napoleone e chi crede di poter far funzionare le ferrovie» diceva Andreotti. Beh, sbagliava. Era lui che non riusciva a farle funzionare. Adesso i treni ad alta velocità sono un modello. E domani a Roma ci vado in treno. •

di FERDINANDO CAMON
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