martedì, 18 giugno 2019
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09.04.2019

Taglio delle tasse Serve un piano

L’ultimo braccio di ferro è sulla flat tax. Fra la Lega che spinge per inserirla subito nel Documento di Economia e Finanza, il provvedimento che fissa i paletti della prossima manovra economica. E il ministro dell’Economia, Giovanni Tria che vuole evitare i salti nel buio di provvedimenti senza adeguate coperture finanziaria. Probabilmente, alla fine, prevarrà una posizione di compromesso: sì alla “tassa piatta” ma solo come impegno programmatico, da inserire nel piano nazionale delle riforme, senza indicare né tempi, né modi, né costi. Tradotto in un linguaggio ancora più esplicito: poco più di una promessa. Del resto, con un’economia ad un passo dalla recessione, un debito che ha raggiunto livelli record e un deficit che si avvicina pericolosamente al 2,4%, c’è poco da fare: risorse per finanziare la flat tax, così come è prevista nel contratto di governo, non ce ne sono. E allora, ecco il piano b: aliquota al 15% ma solo per i redditi familiari fino a 50 mila euro. Costo dell’operazione, 12 miliardi. Sempre meglio di niente, si dirà. Ma, in realtà, c’è poco da stare allegri. Perché sulle tasse non si scherza. E, soprattutto, è profondamente sbagliato procedere alla giornata. Già nell’ultima Finanziaria la flat tax, letteralmente tassa piatta, non ha una sola aliquota ma si è sdoppiata. E, per di più, solo per professionisti e partite Iva. Ora, il sistema diventerebbe ancora più articolato, perché si introdurrebbe un altro parametro, quello dei redditi familiari. Al netto delle detrazioni che dovrebbero garantire il principio costituzionale sulla progressività dei tributi. Ma anche così, l’effetto complessivo sarebbe di un’ulteriore segmentazione del nostro fisco, con l’introduzione di almeno tre sistemi paralleli e contrastanti: la flat tax per le partita Iva, quella per le famiglie e, infine, le aliquote Irpef con gli attuali scaglioni. Un caos. Il problema, insomma, non è di “annunciare” nel Def i buoni propositi del governo sulla riduzione delle tasse. I contribuenti sono decisamente stanchi di ascoltare sempre le stesse litanie. Ora, invece, occorrerebbe finalmente fare chiarezza sulla “flat tax”, non limitandosi ad enunciare un impegno programmatico. Ma mettendo a punto un vero e proprio piano di azione per la riforma fiscale, con tempi, modalità e risorse vere. Perché la crescita economica non si fa per “decreto” ma ricreando fiducia, incoraggiando gli investimenti e rilanciando i consumi. Altrimenti si corre il rischio di fare l’ennesimo annuncio con l’inevitabile delusione dei contribuenti a urne per le elezioni ormai chiuse.

di ANTONIO TROISE
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