sabato, 25 gennaio 2020
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17.11.2019

Tagliare le tasse per ripartire

In un solo giorno, domani, lo Stato incasserà l’equivalente di un’intera legge di bilancio. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, fra il pagamento dell’Iva e le ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori il versamento complessivo a carico delle imprese e delle partite Iva si aggirerà intorno ai 26,9 miliardi di euro. E poi c’è da considerare l’ammontare dei contributi previdenziali, tanto per rendere ancor più elevata la cifra già alta che parla da sé. Poco importa che buona parte della previsione economica sul lunedì delle tasse sia fondata su una partita di giro, trattandosi di un’Iva incassata in precedenza e di imposte dovute alle proprie maestranze. Non per caso il totale delle scadenze fiscali ha fatto da tempo guadagnare all’autunnale novembre il non invidiabile titolo di “mese delle tasse”, e il 18 alle porte il suo “lunedì nero”. Domani è davvero un altro giorno per chi paga e per chi incassa. Ma la cosa più amara è che questa tiritera fiscale si ripete di anno in anno. E le tasse aumentano sempre, nonostante i governi in successione ogni volta ci assicurino che le imposte sono calate o caleranno: ma quando mai? A fronte di stime puramente virtuali e del valzer di parole e di conteggi coi quali la maggioranza politica di turno ama far ballare le cifre per abbagliare gli italiani, la realtà s’incarica ben presto di confermare che siamo tra i Paesi più tartassati d’Europa: diamo al fisco quasi 600 euro in più rispetto alla media dei contribuenti europei. Senza poi considerare la qualità e l’efficienza dei servizi ricevuti in cambio di imposte che, nel loro insieme, avrebbero pur sempre il compito di far meglio funzionare la cosa pubblica a beneficio di tutti i cittadini. Né il futuro induce all’ottimismo. Oltre ad avere un debito pubblico tra i più alti al mondo che nessun esecutivo riesce a fronteggiare con determinazione e realismo, all’orizzonte s’addensano le nubi dell’ex Ilva a Taranto, dell’acqua altissima a Venezia -in barba al fiume di denaro già speso per il Mose-, dell’eterna incognita di Alitalia. Tutte situazioni che potrebbero spingere lo Stato a intervenire in qualche modo per evitare il peggio, dunque a prevedere i soliti balzelli qui o là a carico degli italiani. L’imprevedibile pesantezza delle tasse. Ma, delle varie riforme, la riduzione delle imposte è la più urgente e incompiuta. Meno tasse sul serio per incentivare crescita e consumi. •

di FEDERICO GUIGLIA
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