lunedì, 17 giugno 2019
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05.04.2019

Sovranisti e debito pubblico

Il manifesto dei sovranisti e il governo del debito pubblico. Due appuntamenti che si intersecano e che solo in apparenza sono slegati tra di loro per il futuro immediato del Paese. Lunedì Matteo Salvini annuncerà il patto per le europee del 26 maggio con i movimenti più radicali del sovranismo del Vecchio Continente. Dagli xenofobi tedeschi di AFD ai catalani di Vox, dai danesi di DF ai fiamminghi belgi, ma di ieri è la defezione di Orban e dell’amica francese Marie Le Pen. Il collante è l’unità d’intenti contro i migranti, la divisione sui soldi perché molti alleati del campo identitario-sovranista detestano le cicale italiane. A questo proposito il 10 aprile, ed ecco il secondo appuntamento, il governo dovrà presentare in Commissione a Bruxelles la bozza del Documento di economia e finanza che darà il via al confronto parlamentare, in attesa che entro fine mese si metta mano al Piano nazionale del debito pubblico, che continua ad aumentare al record di 6 miliardi al mese e il Fondo monetario internazionale vede per l’Italia una nuova recessione alle porte. E molti alleati europei di destra sono preoccupati. Se l’Italia non affronta la riduzione del debito rischia di andare incontro a una crisi della finanza pubblica. I Paesi con alta sofferenza in rapporto al Pil crescono meno. Il motivo è evidente: gli alti tassi d’interesse per finanziarlo, pensiamo allo spread stabile sui 250 punti, penalizzano gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie. Ecco perché dietro le quinte M5S e Lega sono preoccupati e il governo vara misure di politica economica, come il super ammortamento, patrimonio dell’esecutivo Gentiloni. L’obiettivo è la crescita come strumento e non come fine per redistribuire la ricchezza, ha sottolineato ieri il premier Conte. Condivisibile. Ma il rapporto debito/Pil a fine 2019 potrebbe toccare il 132,6%. Nonostante questo il partito di Salvini è quello meglio attrezzato per affrontare le elezioni perché la simbiosi con gran parte dell’opinione pubblica sul tema dei migranti paga. La politica dell’accoglienza verso l’Africa ha terremotato il centrosinistra. Nelle urne ha pagato dazio. I sondaggi e i recenti test regionali parlano chiaro. Non è questione di buonismo o cattivismo. Ma di tutela degli interessi nazionali. Chi guarda altrove perde. Su questo Salvini ha naso. Un po’ meno per le ricette in economia. Ma fino a quando il verbo sovranista si abbevererà alla fonte della paura che gli avversari non prosciugano per una politica dell’accoglienza miope, il risultato appare segnato. Per la gente le priorità sono scolpite. •

di IVANO TOLETTINI
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