martedì, 23 luglio 2019
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13.06.2019

Se Vicenza si sposta a Piazza Affari

A piazza Affari si respira un po’ di aria fresca. Un’aria che spira dai Berici e segnala ai mercati che Vicenza ha iniziato a cambiare marcia in quel motore finanziario per troppo tempo rimasto sincronizzato al metabolismo, non sempre salubre, delle banche. Ogni investimento, ogni progetto di espansione sono sempre passati per il vaglio dell’ufficio fidi dell’istituto di credito di riferimento, da cui si finiva fatalmente per dipendere in maniera eccessiva. Con contraccolpi pericolosi quando il barometro della congiuntura segnava tempesta. È un po’ il caso di queste ultime settimane, dove i rapporti di Confindustria e di Banca d’Italia segnalano cali della produzione e difficoltà nei mercati. Vicenza è sempre stata considerata un gigante dell’industria a livello nazionale. Un gigante composto però di tante piccole e medie imprese che spesso hanno fatto fatica a dialogare tra di loro, affidandosi, come detto, quasi esclusivamente alle banche. Bravi a produrre, meno attenti all’aspetto finanziario: questa la sintesi che fino a poco tempo fa veniva tracciata a proposito degli imprenditori vicentini. Possibile che una delle primissime province industriali d’Italia non avesse nessuna società quotata in Borsa? Possibile, fino a poco tempo fa. Ora, come si diceva, l’aria sta cambiando. In questi giorni Ieg, la società nata dalla fusione tra le fiere di Rimini e Vicenza, e Officina Stellare, impresa di telescopi e strumentazione ottica ed aerospaziale di Sarcedo, stanno concludendo l’iter che le porterà a piazza Affari. Prima di loro Askoll Eva, Fope Gioielli e Sicit hanno ottenuto il via libera alla quotazione all’Aim Italia, il listino di Borsa Italiana riservato alle piccole e medie imprese. In Borsa si va a raccogliere capitali di investitori che apprezzano il piano proposto e accettano di condividere il rischio con i soci fondatori in cambio di una partecipazione alla remunerazione. Le imprese vicentine in possibile lista d’attesa, come dimostra la ventina di realtà che hanno aderito al progetto Elite della stessa Borsa, sono in crescita. La scelta di aprire le porte del capitale ad altri soci, ancorché di minoranza, è una specie di rivoluzione copernicana per un ambiente, quello vicentino, da sempre allergico a intromissioni esterne. L’effetto di alcuni passaggi generazionali riusciti è stato quello di iniziare a scardinare questa convinzione per il bene della società stessa e degli azionisti storici. La crescita è più equilibrata e la trasparenza diventa un obbligo. L’aria fresca non farà certo male alla salute delle imprese. •

di MARINO SMIDERLE
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