venerdì, 06 dicembre 2019
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10.11.2019

Riparte il tempo dell’autonomia

Da troppo tempo due grandi temi si confrontano, purtroppo irrisolti, nella storia politica del nostro Paese: l’antica questione meridionale e la più recente, ma non meno prioritaria, questione settentrionale. In realtà non c’è contrapposizione fra le due. Al contrario, si rispecchiano l’una nell’altra, accomunate, entrambe le questioni, dall’incapacità delle classi dirigenti di comprendere che incoraggiare e accompagnare lo sviluppo d’ogni area geografica, ciascuna secondo le proprie caratteristiche economiche e necessità produttive, significa spingere al meglio e al massimo la locomotiva Italia. Intraprendere per trascinare tutto il Paese nella stessa direzione. Nella sua visita alla Fieracavalli, Federico D’Incà, ministro per i Rapporti col Parlamento, ha riconosciuto che il governo «crede assolutamente nel Nord Italia, nelle nostre imprese e nelle nostre aziende». Di più, ha voluto sottolineare la «discontinuità»- così l’ha chiamata- del suo esecutivo giallorosso rispetto al precedente gialloverde sull’autonomia. E ha tenuto a spiegare che, in paragone alle sole chiacchiere sull’argomento da parte del Conte 1 - come lui stesso le ha definite - il Conte 2 si appresta ad affrontare e a chiudere il tema dell’autonomia «entro il primo semestre del prossimo anno». Trovando una soluzione giusta «per tutto il Paese», e sulla quale, peraltro, si confronta quotidianamente, ha detto, con Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali. Dunque, è il segnale di una svolta possibile oppure la solita promessa di rito a Verona? A sua volta definita «centro nevralgico per il Nord, per l’Italia e per il Veneto, crocevia dei traffici commerciali». Si vedrà presto. Ma intanto gli interrogativi non mancano. Il primo non riguarda il quando dell’autonomia, ma del governo: arriverà quest’esecutivo al giugno 2020? Data la situazione fra crisi dell’ex Ilva, non esaltante legge di bilancio, batosta subìta alle elezioni regionali in Umbria e polemiche all’interno della già composita maggioranza, il dubbio è lecito. E poi credere nella forza propulsiva del Nord, ma non metterlo nella condizione di agire a beneficio di tutto il Paese, significa non andare oltre i buoni propositi. Per fare nel concreto, bisogna avere anche una certa idea industriale dell’Italia che, almeno in una parte importante della coalizione, non c’è. Dall’alta velocità nel Nord all’acciaio nel Sud, da Torino a Taranto, la locomotiva Italia non riparte. •

di STEFANO VALENTINI
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