lunedì, 27 gennaio 2020
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15.11.2019

Quegli aiuti pubblici alle banche tedesche

La Norddeutsche Landesbank ha una sede avveniristica ad Hannover e dà lavoro, per il momento, a oltre seimila dipendenti. Peccato che, dopo la mala parata che ha visto finire in fumo venti miliardi di euro di prestiti navali, questa sorta di Banca Popolare della Sassonia, partecipata in maggioranza da due Land (le nostre Regioni), sia finita sull’orlo del fallimento. Per rimetterla in linea di galleggiamento e tornare a rispettare le rigide prescrizioni della Bce servivano 3,6 miliardi di euro. Da tempo è in corso una snervante trattativa con la Commissione europea, in particolare con la direzione generale alla concorrenza, quella che a suo tempo impedì al governo italiano di versare quei miliardi che avrebbero probabilmente salvato le Popolari venete e offerto una boccata d’ossigeno agli azionisti-risparmiatori e che invece sono stati pervicacemente negati in virtù del divieto di aiuti di stato. Può essere anche condivisibile il principio che il contribuente non debba farsi carico dei crac delle banche e che a pagare dovrebbero essere chiamati, in primis, i “padroni”, cioè i soci-azionisti. Però, a parte il fatto che nelle Popolari venete i soci-azionisti erano “padroni” solo in teoria, questo principio inciso nei sacri trattati europei dovrebbe essere rispettato a tutte le latitudini. Perché allora ai soci pubblici tedeschi, come ha anticipato la Frankfurter Allgemaine, sarà consentito di iniettare 2,8 miliardi per salvare la Norddeutsche Landesbank? Non è aiuto di Stato? Se lo chiedono, con una rabbia poco europea, i soci di BpVi e Veneto Banca. •

di MARINO SMIDERLE
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