mercoledì, 17 luglio 2019
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26.05.2019

Non sarà solo un sondaggio

Per una volta non sarà solo un sondaggio di gradimento. Questo eurovoto sarà inevitabilmente un applausometro per misurare il consenso intorno al governo, come si aspettano (o temono) gli stessi alleati-avversari Salvini e Di Maio. Come mai prima, tuttavia, il risultato che prenderà forma nella notte dirà molto sullo stato di salute dell’Unione europea. Forse non sarà quell’epico scontro finale tra europeisti e sovranisti che una certa narrazione vorrebbe vedere andare in scena: gli ultimi scampoli di campagna elettorale hanno smussato molti spigoli e l’opzione Italexit rimane un’ipotesi remota, evocata esplicitamente solo da forze minoritarie. Eppure, anche se l’attenzione è stata catturata in larga misura dalle tensioni tra Lega e Cinque stelle con più di un punto di domanda sulla tenuta del governo Conte, il rinnovo dell’europarlamento sarà un termometro del grado di fiducia degli italiani nell’Unione. Il Veneto a trazione leghista, in particolare, potrebbe assestare un colpo a suo modo storico al petto dell’europeismo nostrano, mai messo in discussione fino a cinque anni fa, quando ancora gli unionisti erano una granitica maggioranza. I vicentini, ad esempio, lunedì mattina potrebbero svegliarsi scoprendosi prevalentemente euroscettici. Sarebbe la prima volta in quarant’anni di elezioni europee: più che un segnale, un campanello d’allarme. •

di GIAN MARCO MANCASSOLA
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