domenica, 16 giugno 2019
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25.04.2019

Lo spirito del 25 aprile

La necessità aguzza l’ingegno. Dopo la disfatta di Caporetto, nell’autunno 1917, il comando supremo affidato al pragmatico napoletano Armando Diaz decide di istituire il Servizio P, un’attività di propaganda a sostegno del morale della truppa depressa e della popolazione avvilita. Si scandaglia il continente dell’inconscio collettivo. È una sorta di terapia di massa per rinforzare lo spirito nazionale. Chi patisce e muore in trincea, dal Pasubio al Piave; chi a casa ansima e soffre per i propri cari. Il nuovo sentimento italiano, a un passo dal naufragio, rinasce in quei mesi. È lo spirito di milioni di persone che si riafferma. Lo spirito è qualcosa di intangibile. L’amor di patria è la stessa cosa. Ognuno di noi lo colora con i propri riflessi culturali. È la faccia positiva di una medaglia che dall’altra parte riflette il nazionalismo. I disastri di quest’ultimo, nel secolo breve, li conosciamo. Per questo l’Europa è la nostra casa. Il sentimento italiano per qualcuno è una civiltà secolare. Chi cita Marx che la “religione è l’oppio dei popoli”, non ricorda che poche righe prima egli scrive che “la religione è lo spirito di un mondo senza spirito”. La potenza del carisma riannoda i rapporti tra il capo e la massa. Quante volte l’abbiamo visto. Lo constatiamo periodicamente con i leader che occupano lo spazio dell’essere del tempo. Ma prima c’è l’ideologia o la spiritualità, la religione o la civiltà? Il 25 aprile segna una cesura tra il prima e il dopo. Quando il popolo prende in mano il proprio destino e lo affida a una Costituzione che parla di diritti e doveri nella libertà. Quando si riscatta sulle macerie di un regime colpevole delle tappe della disfatta imbracciando l’io totalitario nazifascista. La Resistenza, bene ha fatto Luca Zaia a ricordarla anche nella prova autonomista-federale, è un valore fondante che innerva lo spirito del tempo. Significativa la decisione del Capo dello Stato di festeggiarla a Vittorio Veneto. Ha ribadito che la storia non si riscrive e il 25 aprile è il nostro secondo Risorgimento. La democrazia è mediazione, sempre. L’Italia è una civiltà che comincia nella Roma augustea e prosegue oggi come potenza economica. Pur tra tante e inevitabili contraddizioni. La Repubblica ha conosciuto slanci mirabili e cadute tragiche come il martirio di Aldo Moro nella notte più buia. Sovranisno e populismo sono le nuove sfide. Guidare le società capitalistiche è complicato. Le difficoltà del governo nato su un contratto sono palesi. La Liberazione è festa di tutto il popolo che abbatte i muri ideologici per non tradire i valori della democrazia. È lo spirito del nostro essere. •

di IVANO TOLETTINI
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