lunedì, 24 giugno 2019
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27.03.2019

La virata sul bimbo-eroe

Matteo Salvini ha cambiato idea ed ha promesso la cittadinanza italiana a Ramy, l’eroe del salvataggio degli studenti del bus incendiato dall’autista. La notizia ci rallegra, chiude bene un’avventura drammatica, avrà un’eco positiva, aumenterà la già altissima popolarità del vicepremier. Perchè ha fatto retromarcia? Non è da Salvini, non è in linea con la sua predicazione e la sua azione. Che Ramy, e gli altri eroi di questa impresa, meritassero un premio, nessun dubbio. Sono stati coraggiosi e bravi, più coraggiosi e bravi di quanto, al loro posto, sarebbero stati molti di noi che ora li giudichiamo. Meritano un premio. Ma la cittadinanza italiana è il premio giusto? La cittadinanza italiana, per me che sono italiano, stabilisce che chi la riceve è mio fratello, mi vuol bene e mi protegge, gli voglio bene e lo proteggo, rispetta o non contraddice la nostra Costituzione. Ci sono tante famiglie islamiche in Italia che hanno la cittadinanza e noi italiani ne siamo fieri, perché vuol dire che il nostro modello di vita, di studio, di società, ha un potere attrattivo, quelle famiglie han fatto complicati viaggi e hanno spezzato la loro storia per entrare a farne parte. Ma quando leggo che ci sono bambine di queste famiglie che, finita la terza media, spariscono dall’Italia, perché sono state rimpatriate nei Paesi d’origine e costrette a sposare qualche adulto che neanche conoscono io non posso non pensare che in questo caso la cittadinanza sia stata data incautamente. La si dovrebbe dare a chi sa cos’è, la chiede, la merita, non la tradisce. Ramy sa cos’è? Non la tradirà? La merita? In un primo tempo Salvini ha detto «no». Ma la risposta giusta è che Ramy ha superato l’esame. Le norme prevedono che si possa dare la cittadinanza allo straniero che abbia compiuto qualche atto di «eminente servigio all’Italia» e di «eccezionale interesse per lo Stato». Ha compiuto questo atto Ramy? Certo che sì: ha contribuito a salvare la vita a mezzo centinaio di compagni. Lo spirito della norma intende che con quel gesto lo straniero dà attuazione a quei principi civili e morali che sono nella nostra Costituzione, si comporta applicandola. Vien voglia di dire: «È come noi», ma anche di correggere: «È meglio di noi». Ora Salvini dice: «È come mio figlio». Non so come sia il figlio di Salvini, ma se è così, complimenti per il figlio. Ed anche a Salvini se il dietrofront non è frutto di sondaggi a tavolino. Sta di fatto che Ramy ha superato l’esame. Quando ha fatto quel gesto, non sapeva nulla della cittadinanza. Perciò il suo gesto è altamente meritorio. Da italiano.

di FERDINANDO CAMON
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