sabato, 11 luglio 2020
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14.02.2020

La minaccia della droga

Renato Martinelli, non deve essere registrato semplicemente come una delle 300 e passa vittime della tossicodipendenza che ogni anno si piangono in Italia. La sua sagoma distesa su una panchina di Campo Marzo con ancora infilata nel braccio la siringa della morte impone di interrogarci sui perché. Perché la “roba” è ogni giorno protagonista delle pagine del nostro giornale. Perché quasi nessuna piazza e quartiere può dirsi estranea ad un mercato nel quale, come denunciava recentemente il capo della Polizia Gabrielli, è salito il numero di morti per overdose, è aumentato il consumo e si è abbassata l’età. A livello nazionale si stima siano oltre 650 mila gli studenti che hanno fatto uso, nell’ultimo anno, di almeno una sostanza illegale: su tutte la cannabis (25,6%). L’Europa è il primo mercato mondiale di consumo di eroina e il secondo di cocaina. In Italia il narcotraffico genera un affare da 12 miliardi di euro l’anno, gestito dalle mafie. La situazione attuale ci riporta ai terribili anni 70 quando l’eroina, in maniera devastante, si impose come un fenomeno di massa. Sono passati cinquant’anni e in termini di prevenzione e contrasto il Paese si è meglio attivato. Oggi rispetto ad allora l’emergenza droga sembra imporre meno domande sul perché sia tornata prepotentemente ad essere un male della società. Emerge la preoccupazione che le famiglie, che mezzo secolo fa furono decisive sul fronte della denuncia, della richiesta di aiuto e nella costituzione di presidi e comunità, oggi siano meno in prima fila. E’ lodevole la tempestività con cui Rucco ha chiesto al prefetto la convocazione di un vertice dopo il drammatico episodio di Campo Marzo: agisca non solo da sindaco ma pure da presidente della Provincia perché la droga non fa sconti a nessuna latitudine e lo spaccio è un fluido che si sposta là dove può agire con meno disturbo. Le organizzazioni dispongono di manovalanza che non conosce crisi in un mercato di morte dove i pusher sono l’ultimo anello, il più facilmente sostituibile. Ben venga la costituzione di un tavolo per coordinare le azioni di prevenzione nelle scuole vicentine, proposto dal direttore del Serd dell’Ulss Berica, anche il nostro giornale è disponibile a favorire una campagna informativa che abbatta il muro della sottovalutazione dei rischi. Lo stato di emergenza chiede alla politica di fare di più, in primis ascoltando le comunità terapeutiche che suggeriscono di rivedere il sistema dei servizi di assistenza e cura e di non ridurre le risorse destinate a prevenzione e riabilitazione. Di fronte alla droga non esiste resa culturale né accettazione fatalista. •

di LUCA ANCETTI
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