mercoledì, 20 novembre 2019
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29.09.2019

La cambiale di Conte

L’espansione monetaria perseguita da Draghi, all’ultimo mese in sella alla Bce, prosegue in Europa per favorire la ripresa e contrastare i venti freddi di una possibile recessione alimentata dalla guerra dei dazi innescata da Washington. Stati Uniti e Germania dopo tante polemiche sono ridiventati alleati perché tra un anno Trump chiederà la rielezione. E il presidente americano dopo avere soffiato sul fuoco per tre anni, pretende dalla Fed quelle iniezioni di liquidità per arrivare al voto con l’economia in salute, mentre adesso rallenta, visti anche i bagliori di impeachment di questi giorni. Intanto, il governo Conte alle prese con la nota di aggiornamento al documento di programmazione economica e finanziaria (Def), è atteso al primo serio ostacolo perché deve passare dalle parole ai fatti. Il passaggio chiave sono le misure per il mondo del lavoro con il taglio del cuneo fiscale e garantire competitività alle aziende. Lo spread ritornato a livelli accettabili perché sono venute meno le sterili polemiche con la Ue e i mercati che finanziano il nostro colossale debito, che non viene giù da Marte ma alimenta il sistema Italia, sono una boccata di ossigeno. Ma è solo il primo passo per il nostro export che sta recuperando competitività. Non va dimenticato che il made in Italy cuba oltre 500 miliardi annui grazie a imprenditori, grandi e piccoli, che alimentano quella distruzione creativa che è la sintesi dell’economia di mercato descritta da Schumpeter. Per questo era necessario uscire da una controproducente narrazione che la moneta unica è strumento di ingiustizia per il nostro Paese. Non ci sono nazioni malvagie che danneggiano le altre. I vantaggi di tassi d’interesse bassi grazie all’euro per chi deve finanziare il debito sono evidenti. Tenere i conti pubblici in ordine, superando le tensioni politico-istituzionali, è un fattore di stabilità. Certo, la maggioranza giallorossa ha una debolezza intrinseca al sistema tripolare che obbliga a un’estenuante mediazione. Succedeva con il Conte uno, proseguirà con il Conte bis. Il fronte referendario aperto dalla Lega potrebbe pesare come un macigno nei prossimi mesi. Molto dipenderà dall’esito delle regionali in Umbria ed Emilia Romagna. Una riforma fiscale auspicata da più parti comporta una coesione della compagine governativa che è tutta da verificare. Il gradimento in crescita del premier, con M5S e Pd in difficoltà, è una cambiale che l’abile professore può far valere. •

di IVANO TOLETTINI
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