venerdì, 19 aprile 2019
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18.01.2019

L’ultima discesa in campo di Silvio

Berlusconi si candida alle elezioni europee, lo ha annunciato ieri dalla Sardegna. «Alla bella età che ho», ha esordito, cogliendo la domanda che intuiva nella mente di chi lo ascoltava, di chi l’avrebbe visto poi nei tg, e di chi l’avrebbe letto oggi sui giornali. Se è vero che l’uomo è un rivoluzionario da giovane e un conservatore da vecchio, Berlusconi dovrebbe candidarsi per conservare. Invece no: lui si candida esattamente come nel ’94, dice, per salvare la società dallo stesso pericolo, che allora erano i comunisti incompetenti, oggi sono i grilloleghisti altrettanto, dice lui, incompetenti. Dice che una percentuale altissima di loro non ha una professione, un’azienda, un lavoro, e il principio di Berlusconi è sempre lo stesso: se uno non s’è fatto strada, non aprirà la strada a nessuno. Chi votava i «comunisti» nel ’94 rovinava la propria famiglia e il proprio Paese. La stessa rovina viene adesso da questa unione, che Berlusconi definisce innaturale, tra Lega e Cinquestelle. Berlusconi entra in campo per salvare il Paese, l’Europa, il mondo. Si presenta ancora una volta come il nuovo, il diverso, la sorpresa. Ma il tempo è passato per tutti, anche per lui. Lui non è più lo stesso uomo energico e ammaliante dei suoi esordi, quelli son tempi lontani, molta storia e molta polemica hanno picchiato sulla sua corazza, ammaccandola e sforacchiandola. Il suo stesso partito è cambiato, e il partito che ha governato con lui adesso governa con un altro movimento, appena nato, e il motto di Berlusconi («voglio portare la mia voce in un’Europa che va cambiata») riecheggia flebilmente lo slogan del governo che amministra l’Italia: «Noi siamo il governo del cambiamento». Nella prima discesa Berlusconi sorprese tutti, anche i più illustri collaboratori della sua azienda editoriale. Li sorprese e li zittì. Aveva inventato dal nulla un partito e con quel nulla ha vinto. Ma il potere logora, corrompe e corrode. Una caterva di scandali e di processi, fondati o fittizi, s’è abbattuta su di lui e sui suoi, e la stampa ha mangiato con ingordigia il pasto delle sue vicende aziendali, coniugali, sessuali, non sempre commendevoli. Tra la prima discesa del ’94 e questa nuova discesa del ’19 c’è di mezzo un’infinita serie di accuse, difese, processi, sospetti, che non possono che zavorrare la sua corsa. L’uomo ha segnato un’epoca, che sarà detta «berlusconiana», da alcuni con ammirazione, da altri con disprezzo. Prevederla allora era al limite del credibile. Prevederne il ripristino, oggi, è oltre quel limite. •

di FERDINANDO CAMON
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