martedì, 23 luglio 2019
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28.03.2019

L’Italia non cresce Si cambi il passo

Doccia gelata sul Governo Salvini-Di Maio da parte del Centro studi di Confindustria e del centro analisi economiche indipendente Prometeia di Bologna. Entrambi prevedono una crescita zero per quest’anno ed una modestissima ripresa per il prossimo dello0,2-0,4% a patto però di fare delle politiche economiche adatte è molto diverse da quelle fatte finora dal Governo. L’occupazione è destinata a calare di poco ma rimaniamo ancora ben sopra il 10,5%, mentre gli effetti del reddito di cittadinanza e di quota 100 saranno quasi nulli ed in ogni caso vengono compensati dall’aumento dei tassi d’interesse e dal crollo della fiducia degli investitori finanziari e degli industriali, tanto che questi ultimi hanno contratto gli investimenti di ben il 2,5% dopo quasi quattro anni di crescita. Ma il peggio deve ancora venire. Nella prossima finanziaria si dovranno trovare circa 35 miliardi se si vuole sterilizzare il previsto aumento dell’IVA e mantenere le misure sociali appena varate. In caso contrario il deficit potrebbe salire ben oltre il 3% arrivando al 3,5%, con effetti sulla fiducia degli investitori non valutabili ma certo vicini al baratro del default. Ovviamente in questa situazione il debito è destinato a salire ancora raggiungendo un livello critico. Tutto questo non avviene per caso. Certo il rallentamento economico si avverte in tutto il mondo ,ma noi siamo un caso più grave. «Il divario con gli altri paesi europei torna ad ampliarsi» avverte il Centro Studi Confindustria, perché la nostra politica economica ostacola di fatto la crescita, taglia gli investimenti pubblici e attraverso l’aumento dell’incertezza , scoraggia quelli privati. Ma anche tutte le misure annunciate dal Governo, dalla chiusura domenicale dei negozi, alla pubblicizzazione dell’acqua, al salario minimo ,alla riduzione degli incentivi previsti da Industria 4.0 varata dal precedente Governo, fino all’ incapacità di sbloccare le opere pubbliche,non fanno che creare un clima anti imprese, bloccando ogni iniziativa. Per ora il Governo fa solo piccoli provvedimenti demagogici nel tentativo di rinviare il redde rationem a dopo le elezioni europee del 26 maggio. Dietro l’angolo però ci sono meno lavoro e più tasse per tutti gli italiani e non solo per i ricchi. Ha un bel dire Salvini «lasciateci lavorare». Ma a questo punto per dare un nuovo slancio all’economia del Paese è sempre più urgente un forte cambio di passo. Lo chiede l’Italia che produce. •

di ERNESTO AUCI
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