sabato, 11 luglio 2020
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28.01.2020

L’impaziente Salvini È vera sconfitta?

Raccontare che in Emilia Romagna Salvini ha perso non è corretto, più realistico scrivere che stavolta il Capitano Matteo non ha vinto. La incontenibile cavalcata, che ha portato la Lega a conquistare la leadership del centrodestra e poi una regione dietro l’altra, si è impantanata in una terra ben governata, tradizionalmente di sinistra e di fronte ad un governatore, stimato dai cittadini, adeguatamente protetto dal suo partito, il Pd, tornato ad essere il più votato in quella regione. Per amor della verità Bonaccini ha preferito tenere proprio il Pd e i suoi colonnelli più lontani possibile dalla pubblica piazza, dove invece è sceso e, incidendo in maniera determinante sull’esito delle urne, il movimento, quasi spontaneo, delle Sardine. Salvini ancora una volta non ha saputo frenare la sua impazienza e, dopo quello di agosto quando decise di staccare la spina al governo gialloverde sperando nelle elezioni anticipate e confidando che il Pd mai e poi mai sarebbe arrivato a patti con i Cinque Stelle, ha commesso un altro grave errore. Ha scelto di personalizzare il voto, conducendo questa campagna elettorale come un referendum su di lui e sulla sua possibilità di andare al governo grazie ad elezioni anticipate. Una scelta che richiama alla memoria quella dell’altro Matteo, Renzi, che trasformò la consultazione sulla riforma della Costituzione, nella propria battaglia. Tra Bologna e Modena, tra Ferrara e Forlì il Capitano ha tenuto in venti giorni oltre 150 comizi, di fatto togliendo voce e visibilità alla candidata Borgonzoni. Esagerato. La mancata conquista dell’Emilia Romagna fa venire meno la spallata che Salvini aveva già pronta per Conte e l’esecutivo e imporrebbe una riflessione in casa Lega, non tanto sull’aspetto numerico del voto, secondo partito nella regione rossa per antonomasia con più del 30% non è poca cosa, quanto magari sulla possibilità di ridare un senso al Consiglio Federale, dove perfino le idee e le strategie di Bossi venivano se non messe in discussione almeno discusse. Intanto, in attesa del referendum sul taglio dei parlamentari del 29 marzo, il voto in Emilia e Calabria con un solo colpo di spugna ha cancellato il tripolarismo e l’Italia disegnata dalle urne il 4 marzo 2018, complice l’evaporazione dei grillini. Proprio la crisi esistenziale, il psicodramma che sta vivendo il movimento pentastellato potrebbe influire sulla tenuta del governo, piano quindi a sbilanciarsi nel dire che da domenica Conte è più solido, una cosa è certa il governo sarà a maggiore trazione piddina. A proposito come vivrà Renzi l’ipotesi di una resurrezione del suo ex partito? •

di LUCA ANCETTI
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