venerdì, 22 novembre 2019
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01.10.2019

Il voto ai 16enni una buona cosa

La proposta parte da Enrico Letta: estendere il diritto di voto ai 16enni. Il presidente del Consiglio s’è detto subito d’accordo: «Votare è una questione di maturità psico-fisica, e oggi questa maturità i 16enni ce l’hanno». Si pensa che i lavori per attuare questa riforma dureranno un anno, quindi potremo avere la generazione dei 16nni che va alle urne. C’è il rischio di un eccessivo giovanilismo nella nostra classe elettorale? Ma no: non è che la classe elettorale resti immobile, e introducendovi i 16enni la ringiovaniamo bruscamente e pericolosamente. La verità è che la classe elettorale invecchia continuamente, e ad ogni votazione ci sono percentualmente più vecchi che votano. Votare significa essenzialmente esprimere dei bisogni e dei desideri. Le nostre votazioni esprimono i desideri e i bisogni degli anziani, i quali ragionano sui tempi corti, perché hanno davanti a sé un futuro più corto dei giovani. È per questo (o anche per questo) che abbiamo una classe politica che s’intende (meravigliosamente) di partiti e correnti, ma non di problemi più estesi della nazione e più duraturi di una generazione. I nostri politici non hanno il senso dello Stato e dell’umanità. Hanno lasciato incancrenire problemi d’immensa portata, come quelli che adesso vengono portati alla ribalta dalla tumultuosa apparizione di Greta e dei suoi seguaci. L’acqua, i mari, la Terra, la vita, la temperatura, il clima… venivano considerati problemi astratti, teorici, non redditizi sul piano dei voti. I giovanissimi li hanno bruscamente rilanciati da tutte le piazze del mondo, e noi abbiamo inventato un modo spiccio e poco onesto di liquidare questi giovani manifestanti, chiamandoli «gretini». È un errore. Quei temi sono urgenti, e se i giovani li sentono con maggiore acutezza di noi anziani, vuol dire che non loro, ma noi anziani abbiamo un problema. La nostra classe governante soffre la vischiosità del ricambio. Abbiamo politici che sono sulla breccia da vent’anni o anche più. Godono del voto di una base fedele e a-critica, che confermando i politici che l’hanno accompagnata crede di confermare se stessa. L’immissione di elettori molto giovani intaccherebbe questa immobilità e produrrebbe uno svecchiamento. I 16enni viaggiano più degli 80enni. Hanno una conoscenza del mondo più diretta. Per quanto possa sembrare strano, gli elettori più giovani sono più internazionali degli anziani. Può darsi che siano troppo digitali. Non è un male, vuol dire informati. Il voto ai 16enni è buona cosa. •

di FERDINANO CAMON
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